cura di Lorenza Menegoni

 

Queste interviste sono state raccolte da me nell'autunno del 2016 fra persone che praticano lo sciamanismo da molti anni. Il progetto è stato ispirato dalla dr.ssa Enrica Tedeschi dell'Università di Roma Tre, che stava conducendo una ricerca sociologica e raccogliendo dei materiali per un articolo sulle nuove forme di spiritualità che si sono affermate da tempo anche in Italia. Mentre l'articolo di Tedeschi prende in esame anche altre correnti spirituali, le interviste da me raccolte si focalizzano esclusivamente sulle pratiche sciamaniche che si rifanno direttamente al "core shamanism" di Michael Harner. Per rendere le interviste più omogenee, è stato chiesto ai partecipanti di rispondere a tre domande che, fungendo da filo conduttore, permettono non solo di individuare degli elementi comuni o ricorrenti, ma anche di mettere in luce la varietà di esperienze e di sensibilità diverse. Ciascuna intervista riflette il percorso personale e la visione particolare dei vari praticanti, come pure le situazioni concrete in cui essi si sono trovati a operare. Pur presentando dei temi di fondo comuni, la diversità di prospettive e di interessi espressi nelle varie interviste offre un panorama ricco e illuminante circa il valore dello sciamanismo come cammino di ricerca spirituale e circa la possibilità di applicarne i metodi ai problemi dell'uomo contemporaneo.

Brevi estratti di queste interviste sono stati pubblicati dalla dr.ssa Enrica Tedeschi in un articolo intitolato "Omatakuyassi: la metànoia transculturale", pubblicato sulla rivista online Democrazia e Sicurezza dell'Università di Roma Tre. L'articolo è reperibile al seguente link:      

    

http://www.democraziaesicurezza.it/Osservatori/Osservatorio-sociale/Omatakuyassi-la-metanoia-transculturale

                           

Le domande che sono state poste ai partecipanti sono:

1. Come lo sciamanismo, in particolare il core shamanism, ha cambiato la tua vita?

2. Come vivi nel quotidiano il coinvolgimento con il core shamanism?

3. Cosa pensi di come sta andando il mondo oggi? Tu che ruolo ritieni di avere nei processi e nei mutamenti della società odierna?

Lorenza M., Ph.D., insegnante di core shamanism (FSS), 68 anni.

1.   Per me l'incontro con lo sciamanismo è coinciso con la possibilità di ritornare all'università e realizzare il mio sogno di diventare antropologa. Nel giugno del 1980, durante un soggiorno a New York, scoprii che Michael Harner, del quale conoscevo alcune pubblicazioni, insegnava antropologia in una piccola università privata. Non ebbi alcun dubbio sulla strada da prendere. Quell'incontro, non del tutto fortuito, diede una svolta decisiva e una nuova direzione alla mia vita. All'inizio pensavo che si trattasse soltanto della logica convergenza dei miei studi precedenti in Italia e delle esperienze (sciamaniche) che avevo fatto in Messico qualche mese prima. Col tempo capii che le nostre scelte non dipendono solo da noi, ma anche dai "piani" che gli spiriti hanno in mente per noi affinché possiamo realizzare al meglio il nostro destino.

Nel corso dei miei studi in antropologia, ho partecipato ad alcuni workshop di core shamanism condotti da Harner (al di fuori dall'università) e, per molti anni, ho partecipato agli incontri di un cerchio di tamburo che si riuniva periodicamente a Brooklyn. A quel tempo gli studi antropologici avevano la priorità e lo sciamanismo rappresentava soprattutto una pratica spirituale personale, ma per me quegli incontri erano sempre il momento più atteso della settimana.

Dopo aver conseguito il mio Ph.D. nel 1990, ho inutilmente cercato lavoro con le organizzazioni internazionali, prima negli Stati Uniti e poi in Italia. Per anni mi ero preparata per lavorare come antropologa nei programmi di medicina di comunità in America Latina, ma a causa di vari fattori questa possibilità non esisteva in quel momento. Per quanto cercassi, tutte le porte si chiudevano, una dopo l'altra. Tutto è cambiato nel 1997, quando Michael Harner mi ha incaricata di insegnare in Italia per la sua Foundation for Shamanic Studies (nel frattempo avevo tradotto in italiano il suo libro, La via dello sciamano).

Quindi, sì, l'incontro con il core shamanism ha cambiato profondamente la mia vita. Mi ha portata a realizzare delle cose che non avrei mai immaginato anni prima, e mi ha resa più consapevole dell'intreccio sottile tra le nostre decisioni e l'intervento degli spiriti per condurci lungo un sentiero spirituale.

2.   Amo lo sciamanismo per la forza che mi trasmette, e amo insegnarlo. Mi piace seguire gli studenti (sia giovani che persone mature) nella loro scoperta dei mondi invisibili e vedere la gioia e la guarigione che queste esperienze portano con sé. Come sistema di pratiche concrete e flessibili, il core shamanism può rispondere alle differenti esigenze delle persone e adattarsi alle situazioni più diverse. Una volta appresa, la tecnica del viaggio sciamanico può costituire una risorsa per (tutta) la vita.

Per me viaggiare in quei mondi straordinari rappresenta uno stacco rigenerante dalla quotidianità.  Posso essere stanca o preoccupata, ma quando prendo in mano il tamburo l'energia ritorna. Non si tratta di un evadere dalla realtà perché c'è sempre qualche problema, grande o piccolo, da affrontare e risolvere attingendo alla saggezza e al potere di quei mondi. La cosa che tocca di più il mio cuore è la grande compassione degli spiriti e la loro costante disponibilità a offrirmi consiglio e aiuto. Nel corso degli anni, la pratica sciamanica è stata per me una fonte di equilibrio e di stabilità emotiva; un'ancora di salvezza nei momenti difficili; una ragione per guardare al futuro con maggior speranza e ottimismo. Il ruolo centrale che lo sciamanismo ha nella mia vita personale si estende anche alla mia vita sociale. Oggi sono parte di una meravigliosa comunità di studenti e di praticanti sciamanici, che condividono valori e ideali. Di fatto, le mie amicizie più care e più profonde sono nate dal mio lavoro di insegnamento in varie parti d'Italia.

Sento molto l'aspetto etico dello sciamanismo. Michael Harner ha sempre insegnato a lavorare soprattutto con gli spiriti compassionevoli del Mondo di Sopra e di Sotto - spiriti evoluti che hanno trasceso i conflitti e le contraddizioni del nostro Mondo di Mezzo. In questo modo, egli si è distanziato in modo netto ed esplicito da alcune ambiguità presenti nello sciamanismo indigeno, dove a volte chi sa curare sa anche nuocere. Personalmente non faccio molto lavoro di guarigione, ma considero alcune delle mie attività, come la traduzione di articoli e la promozione di testi sullo sciamanismo, un servizio sciamanico per tutte le persone interessate a queste pratiche.

L'altro aspetto chiave della mia vita è il rapporto con la natura. Vengo da una famiglia di frutticoltori del Nord Italia e ho sempre avuto un forte legame con la Terra. Tuttavia la visione sciamanica, che vede la natura come viva e animata, ha conferito un significato più profondo a questo rapporto. Oggi, quando lavoro nel mio giardino selvatico ai piedi della collina, non si tratta solo di un'attività rigenerante all'aria aperta, ma anche di un'interazione con gli spiriti della natura.

3.   Oggi il mondo sta attraversando un periodo di insicurezza, instabilità e paura, però ci sono tante persone che lavorano per un futuro migliore e lo fanno a vari livelli: economico, politico e sociale, culturale e, non meno importante, spirituale. Lo sciamanismo si inserisce nelle varie correnti contemporanee di ricerca e di affermazione di una nuova spiritualità, più libera e aperta. Tutti questi movimenti, fondati in maniera diversa su delle pratiche di esplorazione interiore e di espansione della coscienza, non hanno come unica finalità quella di promuovere la crescita e l'evoluzione del singolo individuo. Hanno un impatto anche al livello collettivo più ampio, favorendo una maggior consapevolezza dei limiti e della povertà di valori della cultura occidentale odierna. Personalmente vedo il mio ruolo, sia come praticante che insegnante, come quello di affermare e far prendere coscienza, a livello più ampio, del valore della dimensione spirituale come strumento importante, anche se non unico, per bilanciare le carenze della nostra società e per creare solidarietà e altruismo, pace e collaborazione tra i popoli, e rispetto per la Madre Terra. Lo sciamanismo mi dà la certezza che gli spiriti sono là, pronti a intervenire nelle vicende umane per aiutarci a superare le difficoltà, però noi dobbiamo aprire loro la porta. Come mediatore e ponte tra i mondi, lo sciamano ha sempre avuto il compito di intercedere presso gli spiriti a favore della sua comunità, caricandosi del loro potere per farlo fluire nella nostra realtà. Anche i moderni praticanti hanno la capacità di collaborare con i loro spiriti tutelari e portare qui il loro potere per effettuare una guarigione o prestare aiuto a chi ne ha bisogno. Condivido pienamente il pensiero espresso più volte da una mia insegnante che, per la maggior parte, noi non abbiamo potere a livello economico o politico però, sì, abbiamo potere a livello spirituale.

Nello C., ingegnere, praticante e insegnante di core shamanism (FSS), 55 anni.

  1.    Dopo avere frequentato il mio primo seminario base di core shamanism, 18 anni fa, la mia vita si è aperta. Provenivo da una formazione razionale, come ingegnere, dalla quale per anni non ero mai riuscito a smuovermi. Con l’accesso ai mondi invisibili, e soprattutto con l’incontro con il mio Animale di Potere, si è aperta una stagione completamente nuova della mia vita. Ho ritrovato una parte importante di me stesso, quella parte intuitiva che sa connettersi con la mia immaginazione, le mie emozioni e con il mio cuore. Da quel giorno mi sono sentito completo, più consapevole e fiducioso che posso sempre essere in sintonia con la mia anima, con la mia esistenza finalmente più piena.

2.   Lo sciamanismo, in particolare le pratiche del core shamanism, sono entrate completamente nella mia vita. Ho lasciato quasi del tutto il lavoro d’ingegnere, perché sentivo che non era più compatibile con quello che la mia anima desiderava essere in questa vita. La connessione con il mondo spirituale, con la sua saggezza e i suoi poteri di guarigione, mi ha portato a cercare il contatto quotidiano con la natura, con la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco. Inoltre, mi fa sentire a mio agio tra le persone perché, attraverso gli occhi dei miei Animali di Potere e Maestri Spirituali, posso "vedere" la bellezza in ogni essere umano. Il lavoro personale mi ha condotto quasi naturalmente all'insegnamento delle pratiche spirituali e sciamaniche non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo, come in Russia, Asia e Centro Europa.

Oltre a insegnare, opero nel campo della guarigione lavorando con le persone che vogliono affrontare i loro problemi di salute, lavoro o relazione attraverso le pratiche sciamaniche di divinazione e di guarigione, come il recupero dell’anima e la pulizia energetica. Quanto ho realizzato è quasi esclusivamente dovuto al fatto di aver seguito e messo in pratica ciò che i miei alleati nei mondi spirituali mi hanno indicato nel corso degli anni.

Saltuariamente mi viene chiesto di fare delle consulenze in campo ingegneristico. Nello svolgimento di questi incarichi, unisco le mie competenze scientifico-manageriali con le mie esperienze dei mondi invisibili, e questo mi porta a generare lavori che hanno sia una connotazione tecnica che una connotazione "umana", sempre molto apprezzata dai committenti.

  1.    Ho capito che il mondo gira intorno a ciascuno di noi. Come ritengono gli sciamani, noi siamo al centro del mondo. Questa non è una visione riduzionistica della realtà, è invece un prendersi  la piena responsabilità di ciò che avviene nel mondo. Ogni volta che ricevo una notizia preoccupante dal mondo esterno, mi chiedo: "Cosa sta avvenendo dentro di me, nel mio mondo interiore? ". Secondo gli sciamani, ciò che avviene nel campo del visibile avviene prima nel campo dell’invisibile. Come praticante del core shamanism, sento come mio compito lavorare prima di tutto nel campo dell’invisibile al fine di ripulire e trasformare ogni pensiero, emozione o stato d’animo capace di generare malessere o disagio. Ogni volta che vengo raggiunto dalle notizie di guerre e stragi, di inquinamento e degrado ambientale, di abusi e maltrattamenti, so che devo lavorare con le mie guide spirituali per ripulire tutto questo dentro di me. Sono sicuro che da questa pulizia scaturiranno le giuste azioni sul piano ordinario o materiale, e sento che il mondo attuale ha esattamente bisogno del mio impegno in questo senso. Il lavoro sciamanico quindi connette la mia esistenza con il mondo reale, mi aiuta a prendere le giuste decisioni verso me stesso, la mia famiglia e la comunità in cui vivo. Seguo gli stessi principi anche quando una persona viene a chiedermi aiuto, sostegno o una guarigione sciamanica.

Alberto F., antropologo, insegnante, praticante sciamanico, 30 anni.

1.   L'incontro con il core shamanism ha cambiato il "paesaggio"' della mia vita: là dove c'erano zone d'ombra e valli profonde in cui si annidavano insicurezze e paure, o grandi cime e vette che consideravo traguardi irraggiungibili, lo sciamanismo ha appianato le cose. Mi ha permesso di riconnettermi con me stesso, con le mie capacità e doti naturali, e di smantellare quegli aspetti della mia personalità che mi impedivano di vivere la mia vita nella luce più piena. In poche parole, mi ha aiutato a essere sempre più me stesso.

È un incontro continuo e quotidiano, ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da vedere di se stessi, negli altri e nelle cose più semplici. La pratica dello sciamanismo mi ha aiutato a risvegliare questa capacità di "vedere" e di riconoscere la bellezza in ogni persona e in ogni cosa. Non è sempre facile, anzi a volte la mia persona si scontra con tutto ciò, perché cerca di non vedere e preferisce stare nella comodità. La pratica sciamanica e l'incontro con gli spiriti alleati ti portano fuori dalle zone confortevoli che non ti fanno osare; ti insegnano ad avere coraggio nell'immetterti nella vita con una visione nuova, centrata su di te e sulla tua relazione con gli altri; ti permettono di trovare il tuo posto nel mondo.

È stato un incontro meraviglioso. Quando ho preso il mio primo seminario di core shamanism con Lorenza Menegoni, ero assolutamente affascinato ed eccitato, e anche un po' ansioso perché desideravo tanto sperimentare. Attraverso il lavoro con lei, ho capito il valore delle mie esperienze oniriche (fin da piccolo sognavo molto) e della mia propensione a stare a contatto con la natura  -  e come la mancanza di rapporto con la natura sia spesso la fonte dei malesseri che affliggono la nostra società.

In seguito, dopo molti anni di addestramento e di pratica sciamanici, ho potuto sviluppare un lavoro che mi permette di accompagnare le persone in percorsi di crescita e di evoluzione, sia a livello individuale che di gruppo. Più di recente, e in un modo del tutto inaspettato, la mia pratica sciamanica ha trovato uno sbocco lavorativo all'interno degli ospedali, in particolare quello di Torino, dove oggi insegno a medici, infermieri, psicoterapeuti e operatori socio-sanitari come la medicina sciamanica possa avere un significato anche per noi uomini moderni.

Il core shamanism non è stata l'unica forma di sciamanismo che ho incontrato. Nel corso degli anni, ho avuto la possibilità di studiare con un'altra figura importante, portatrice di un filone della pratica sciamanica diverso da quello di Michael Harner, meno neutro culturalmente e più connesso alla Via Rossa dei nativi americani. Michael Smith, analista junghiano e sciamano cherokee, mi ha dato nuovi spunti di riflessione, mi ha ispirato a vedere in una nuova luce ciò che avevo appreso dello sciamanismo e a creare dei ponti con la psicoterapia occidentale; tutto ciò mi ha fornito numerosi strumenti che hanno notevolmente cambiato la mia vita. Per concludere, l'incontro con il mondo sciamanico e con gli spiriti alleati è stato davvero un'iniziazione perché mi ha aperto la porta verso una realtà nuova, più vera, più vivida, più sincera.

Quando vieni in contatto con la pratica sciamanica, devi mettere in conto che o ti ci relazioni o la abbandoni. È per tutti, ma allo stesso tempo non lo è, perché non tutti desiderano veramente conoscersi o, per dire meglio, nel profondo lo desiderano, ma questo può fare paura perché riconoscere il proprio potenziale non è sempre una cosa facile; significa mettersi in gioco come non mai e aprirsi alle infinite possibilità che l'Universo ci dona costantemente ogni giorno, in ogni istante.

Come antropologo, ho avuto modo di creare dei melange tra ciò che ho appreso delle pratiche sciamaniche, grazie a Lorenza e a Michael Smith, con ciò che ho imparato delle tecniche di respiro provenienti dall'India, anch'esse potenti e trasformative. Insomma, se dovessi descrivere in poche parole l'incontro con lo sciamanismo, direi amorevole, trasformativo, potente, fortemente bello, meraviglioso.

2.   È un cammino in continua evoluzione, non ci si ferma mai in verità. Soprattutto quando l'ego emerge, quando ci si crede migliori degli altri o ci si identifica con aspetti di sé connessi al dolore, alla tristezza, alla rabbia o altre emozioni problematiche, qui la pratica sciamanica gioca un ruolo importante poiché ci permette di sperimentare altri stati della coscienza e dell'essere, e quindi di evolvere. Devo dire che lo sciamanismo e gli spiriti mi hanno insegnato a cercare l'umiltà e le piccole semplici cose della vita, a riconoscere che ognuno di noi è parte di un cerchio e che non siamo tutti uguali: siamo tutti diversi e autentici allo stesso modo, siamo fatti della stessa sostanza e allo stesso tempo unici.

Nel quotidiano, il viaggio sciamanico e il rapporto costante con gli spiriti mi aiutano a prendere direzioni luminose anche quando la testa mi condurrebbe altrove, a prendere in mano il mio cuore con coraggio, e a fare passi che diversamente non farei. Devo dire che gli spiriti mi hanno insegnato a lasciarmi sorprendere e non avere aspettative sulle cose, soprattutto quelle negative. Mi è capitato negli anni di essere stato piuttosto insicuro o di avere avuto bisogno di molta forza per intraprendere certi percorsi. La pratica sciamanica ha rafforzato il mio senso di sicurezza  e mi ha reso più equilibrato e responsabile nel gestire la mia vita e nel rapportarmi agli altri.

Lo sciamanismo è un cammino che onora la Terra in tutti i suoi innumerevoli aspetti e che ci rende più sensibili e consapevoli della vita intima della natura. Inoltre, smonta l'individualità e più la smonta più la valorizza perché la immette nel gruppo, nella comunità: partendo dalla piccola comunità di famigliari e amici, giungendo alla città e allargandosi fino ad abbracciare l'umanità intera.

Se dovessi dire cosa faccio nel quotidiano o qual è il mio incontro quotidiano con lo sciamanismo, direi che consulto spesso gli spiriti per ottenere guida e una maggiore consapevolezza sulle cose che nella mia vita non comprendo o non sono in grado di comprendere da solo. La pratica sciamanica contribuisce ad ampliare le nostre vedute e a rinnovare il nostro modo di pensare e di sentire, smantellando gli schemi e le sovrastrutture che abbiamo costruito nel tempo, e rendendoci sempre più veri. In parole semplici, lo sciamanismo mi ha aiutato a essere più giocherellone e spontaneo, a cercare di prendere la vita meno sul serio e a essere partecipe di questo grande Universo di cose e di vite!

3.   Il mondo sta girando, gira, ruota, fluisce... sicuramente l'umanità sta evolvendo, non saprei dare una risposta univoca, richiederebbe di prendere in considerazione molti aspetti. Innanzitutto, se per "mondo" intendiamo il sistema più vasto di cui facciamo parte, cioè la connessione di tutti gli esseri viventi di questa Terra, direi che ci stiamo muovendo verso una direzione che sì ci insegna molto, ma che passa anche attraverso le sofferenze dovute alle guerre, agli eccidi di massa e ai cataclismi naturali; sono purtroppo momenti dolorosi che stiamo vivendo e che tuttavia ci permettono di crescere e di acquisire una maggior consapevolezza. Da questo punto di vista, si potrebbe quasi dire che tutto è perfetto perché tutto trova una sua collocazione, certo, il mondo potrebbe evolvere in modo più luminoso. Qui starà alla coscienza di ognuno di noi, alla responsabilità individuale, cercare di percorrere un cammino completo, insieme, che ci porti verso una direzione luminosa. È certamente una domanda complessa....

Quale sia il mio ruolo all'interno di questi processi, potrei dire che è esattamente lo stesso di quello che hanno tutti gli altri. Tingo il mio ruolo con i vari colori che provengono dalle mie esperienze di vita e dalla mia formazione. Come praticante sciamanico, tuttavia, ritengo di avere forse una responsabilità in più, che deriva dalla mia connessione con gli spiriti. Al riguardo, trovo illuminanti gli insegnamenti che l'animale di potere diede a un mio amico tempo addietro. L'animale gli disse che come praticanti sciamanici abbiamo esattamente la responsabilità di essere tali; proprio perché siamo connessi con gli spiriti alleati, non possiamo esimerci da essa perché sappiamo come collaborare con loro a beneficio degli altri, usando strumenti quali il recupero dell'anima, la guarigione attraverso l'estrazione, la medicina per la Terra; se gli spiriti ci hanno donato questi strumenti, è perché possono avere una funzione positiva all'interno della società. È nostra responsabilità portare questi doni nella società per aiutare ed educare le persone, non con un senso di superiorità, ma come se fosse un'arte, proprio come l'artigiano possiede l'arte di creare manufatti d'argilla o vestiti. Esattamente così.

Ognuno ha la propria arte e ognuno svolge la propria funzione all'interno del mondo, nessuno è superiore agli altri, siamo tutti parte di un grande cerchio. Diversamente, continueremmo a pensare e mantenere in vita proprio quella visione piramidale della società che sta depauperando e distruggendo la rete di relazioni tra tutti gli esseri di questa Terra. Come praticanti sciamanici, abbiamo l'opportunità di svolgere un grande ruolo nella rete di relazioni e di ricomporla là dove si è frammentata. Là dove i fili che connettono le persone, i luoghi, le esistenze si sono tagliati, là dove c'è separazione, possiamo creare unione.

Sara T., professional counselor ed educatrice, praticante di core shamanism, anni 36.

1.   Il mio primo incontro con il core shamanism risale al febbraio del 1998, quando la Dr.ssa Lorenza Menegoni venne nella mia città per tenere un seminario base della Foundation for Shamanic Studies. In quegli anni, ero affascinata dalle culture indigene del Nord e Centro America (una passione che nutrivo fin da piccola), così decisi di partecipare. Il lavoro guidato da Lorenza fu un'occasione per sperimentare in prima persona metodologie e tecniche proprie non solo alle tradizioni che tanto amavo, ma anche quelle legate ad altre popolazioni (come quelle siberiane), delle quali non sapevo nulla. Dopo quel primo incontro, e nell'arco di più di quindici anni, ho frequentato più volte tutti i seminari della Foundation e nel maggio 2017 completerò il programma FSS più avanzato (Programma di Tre Anni, offerto in Svizzera).

Grazie a questo lungo coinvolgimento, il core shamanism è diventato parte integrante della mia vita dal punto di vista spirituale, etico e, col tempo, professionale. Oltre a studiare i testi di Michael Harner e dei suoi collaboratori, mi sono confrontata regolarmente con la mia insegnante e con altri praticanti, cercando di mettere in pratica gli insegnamenti che via via ricevevo. Vivere in prima persona l'esperienza dello sciamanismo ha contribuito alla mia formazione di donna adulta (nel 1998 non avevo ancora diciotto anni), pur con la consapevolezza di essere costantemente in "training", in apprendimento. Aspetti come l'umiltà, la generosità e la compassione che ho ricevuto tramite i miei insegnanti nella realtà ordinaria, come pure i miei maestri in quella non ordinaria, rendono all'oggi la mia vita più ricca di prospettive, la mia mente sempre vigile, il mio sguardo più ampio, benevolo e colmo di gratitudine.

2.   Come ben esprime il titolo del libro di Tom Cowan, Sciamanismo: una pratica spirituale per la vita quotidiana, lo sciamanismo coinvolge ogni aspetto della mia vita e, assieme ad altre pratiche spirituali, è parte della mia routine giornaliera. Avendo la fortuna di vivere in campagna, ho imparato a trovare quotidianamente un momento per dedicarmi alla cura della terra, delle piante e degli animali, ma anche degli spazi in cui vivo. La spiritualità non è solo qualcosa di statico e silenzioso. Per me è molto importante anche l'aspetto più dinamico e attivo di vivere lo sciamanismo come risorsa a cui attingere per sentirmi in armonia con me stessa e con tutto ciò che mi circonda, e per prestare sostegno e aiuto a chi me lo richiede (incluse le tecniche sciamaniche di guarigione).

Grazie al suo approccio transculturale e alla sua enfasi sul metodo, il core shamanism può essere applicato alla vita quotidiana in maniera semplice e spontanea; inoltre, può essere praticato da chiunque, credenti e non credenti, come pure da persone che seguono altri percorsi spirituali. Si tratta di un lavoro inclusivo, com'era nelle antiche comunità: lo sciamano era immerso nella vita concreta della sua gente e si faceva carico dei suoi problemi, contattando il mondo spirituale per chiedere l'aiuto compassionevole degli spiriti. Non era egli stesso ad avere il Potere, ma erano gli Spiriti ad agire tramite lui. Considero una grande opportunità poter sperimentare in prima persona una visione così umana e altruista, e poter portarla nella propria quotidianità.

Poiché lavoro nell'ambito della cura delle persone, sia come Professional Counselor che come educatrice, applico le tecniche del core shamanism anche nella sfera professionale. Possiamo considerare l'essere umano come una moneta: esso possiede un lato fisico/materiale e un lato non fisico/spirituale. Con lo sciamanismo ci si può prendere cura di quest'ultimo, aiutando le persone a riconoscere anche l'aspetto spirituale di traumi, malesseri e malattie. La guarigione sciamanica non sostituisce in alcun modo le convenzionali terapie mediche e psicologiche, ma può, se richiesto dalla persona stessa, essere utilizzata in modo complementare ad esse. Si tratta a mio avviso di aprire nuovi spazi sul benessere fisico ed emotivo e sul contatto profondo con se stessi; di accedere inoltre a visioni più comunitarie e condivise, sia nelle difficoltà che nelle gioie della vita. Nello sciamanismo l'individuo è sempre visto nella sua relazione con il mondo.

3.   Ai miei occhi, il mondo sta attraversando un momento a dir poco drammatico, sia dal punto di vista ambientale che sociale: lo sfruttamento delle risorse naturali procede inarrestabile, guerre e disperazione imperano in un mondo dominato dalla cultura dell'individualismo, del soldo facile e della prevaricazione. Ritengo quanto mai urgente riappropriarci di una dimensione più comunitaria e amorevole della vita. In Europa Occidentale sono andate quasi completamente perdute le antiche tradizioni che creavano legami di solidarietà tra le persone e le facevano sentire parte di un qualcosa di vivo, pulsante, in crescita ed evoluzione anche nei momenti difficili. Cosa fare dunque?

Ispirati da valori più profondi, insieme a un piccolo gruppo di persone stiamo cercando di costruire proprio questo: una realtà comunitaria e condivisa, fondata sull'aiuto reciproco, sul rispetto delle specificità, sull'ascolto profondo. Stiamo creando spazi aperti e accoglienti per bambini e famiglie, giovani e adulti; momenti di formazione e di mutuo aiuto, ma anche giornate di festa nelle quali poter gioire della bellezza della vita e di questa Terra. Tentiamo di decelerare la corsa pazza imposta dai sistemi socio-economici odierni, interrogandoci e confrontandoci, creando reti con altre realtà, inciampando e sbagliando per poi correggere il tiro. Camminando insieme, nonostante tutto.

Non si tratta di una scelta eroica o meritevole di chissà quale riconoscimento: è la nostra scelta nel credere che si possa realizzare qualcosa di diverso, piccolo e modesto, ma luminoso e armonico, in un mondo che, andando sempre più in frantumi, lascia dei vuoti all'interno dai quali noi crediamo sia possibile costruire altro. È un piccolo contributo, senza alcun dubbio, ma è necessario iniziare dalle fondamenta. In tutto questo lo sciamanismo è presente in uno dei suoi aspetti che amo di più: quello della parentela di tutti gli esseri viventi e del senso di appartenenza a un qualcosa di più grande, del quale siamo tutti chiamati a prenderci cura.

Carla Z., praticante di core shamanism - Recupero dell'anima,  61 anni.

1.   La mia vita è stata contrassegnata da molti abbandoni che mi hanno lasciato un dolore profondo. Ho vissuto molte esperienze in cui la sofferenza è stata una costante compagna di viaggio. Esperienze e dolore che si possono ritrovare in ogni persona, in ogni storia. Ho cercato in continuazione qualcosa che mi permettesse di sanare le mie ferite e questo mi ha portato a sperimentare molte vie: quella meditativa, creativa e psichica. Quando ho incontrato il core shamanism, ho avuto la sensazione di "tornare a casa" e di ritrovare finalmente le parti mancanti del mio essere. Ho potuto sentire l'interezza, la forza e il potere della mia anima, e ho potuto vederne la bellezza.

Forse per questi motivi, le problematiche dell'anima e della sua perdita sono la parte del core shamanism che ha subito risuonato di più in me. L'essenza, chiamata anima, che fa esperienza del mondo attraverso il corpo fisico è luce, gioia, amore, e la connessione con essa ci permette di crescere e vivere con saggezza e stabilità. Ma quando un evento traumatico entra violentemente nella nostra vita, l'anima perde la sua forza e coesione e parti di essa si allontanano per proteggersi dal dolore, lasciando dietro di sé un senso di separazione e di frammentazione. Ne derivano confusione, fatica, insicurezza, vuoto e le persone esploreranno molte vie per sanare quelle ferite e ritrovare la vitalità e la forza che sentivano di avere prima. La perdita dell'anima, più esattamente di parti di essa, non è un'esperienza rara nella nostra società; spesso sentiamo dire cose come: "mi sento vuoto, estraneo e alienato dal mondo, ho perso un pezzo di me stesso, ecc.".

L'esperienza con il Recupero dell'anima ha cambiato la mia vita; mi ha aiutata a riconoscere e a ritrovare quell'energia vitale che avevo perso ancora prima di nascere. Mi ha permesso di iniziare un percorso di recupero della mia luce e del mio potere. Da allora la mia parte creativa ha manifestato, giorno dopo giorno, una nuova realtà e ho ritrovato la fiducia in me stessa e nelle mie visioni.

2.   Avendo sperimentato di persona i benefici di questo antico metodo di guarigione, ben presto ho cominciato a offrire il recupero dell'anima ad altre persone. Nel corso degli anni, questa attività mi ha portata a incontrare molte persone e a viaggiare in tutta l'Italia. Oggi la pratica del Recupero dell'anima è diventata il mio "lavoro", un lavoro che si sta espandendo e approfondendo. Facendo tesoro delle mie esperienze e di quelle dei miei "clienti", ho elaborato e sviluppato la tecnica di base per poter seguire le persone per un certo periodo anche dopo la prima sessione, quella del recupero vero e proprio. Questo rapporto prolungato nel tempo ha creato profondi legami di amicizia con le persone con le quali ho lavorato e ovunque ora vada, trovo una famiglia o una comunità che mi aspetta e mi accoglie. La pratica del Recupero dell'anima è ormai parte integrante della mia vita quotidiana, e la gioia e la nuova comprensione che ottengo ogni volta mi spronano a lavorare ancora di più e ancora meglio. Non saprei immaginare una vita diversa.

3.   La realtà odierna, con i suoi drammi e le sue tragedie, inevitabilmente favorisce le situazioni di perdita dell'anima: guerre, violenze, stupri, sopraffazioni, ecc., possono tutti causare delle perdite dell'anima. Ma anche eventi più ordinari come un incidente di macchina, un divorzio, la morte di una persona cara, un fallimento professionale, ecc., possono provocare delle perdite, più o meno gravi, di parti dell'anima. In quanto essenza spirituale, è nei mondi invisibili che l'anima cerca rifugio, ed è là che lo sciamano va a cercarla con l'aiuto dei suoi spiriti alleati; una volta ritrovata, la restituisce alla persona soffiandola dentro il cuore. Nell'attimo stesso in cui l'anima ritorna, si prova un senso di distensione, leggerezza, rilassamento profondo, e la gioia riemerge. Attraverso il racconto dello sciamano, si ricorda e si comprende. Ci si ricollega alla sorgente della propria forza vitale e si ritrova la chiarezza mentale, si può imprimere una nuova direzione alla propria esistenza e vivere una realtà radicata nel presente, manifestando i nostri talenti e il compito che siamo tenuti a realizzare nella vita. Il recupero dell'anima non è psicoterapia, ma un processo di guarigione spirituale che avviene ad opera degli spiriti per il tramite dello sciamano; può comunque essere complementare alla cura psicologica.

Indubbiamente, molte persone hanno bisogno di un aiuto esterno per superare la loro sofferenza e il loro disagio, ma questo non le esenta dall'impegnarsi direttamente. Ritengo che oggi le persone hanno bisogno di ritrovare e credere di più in se stesse, riunirsi alla propria luce e sviluppare i talenti innati che possiedono  -  altrimenti resteranno bambini incapaci di assumersi la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. Credo che solo così potranno essere liberi dalla paura. Quello che sento di portare con il recupero dell'anima è una trasformazione, una rinascita nell'amore, nella leggerezza e nella gioia.

Cinzia U., intervistatrice marketing, anni 56.

1.   Lo sciamanismo ha cambiato la mia vita spalancando una porta su un mondo nuovo, dove ho imparato a rimanere in perfetto equilibrio fra il mondo ordinario e quello non ordinario. Oggi, in me e per me, l’uno non potrebbe esistere senza l’altro. Vivo con la piena consapevolezza di non essere mai sola, anche quando lo sono. Non smetto mai di fare auto-osservazione e sono sempre attenta nel percepire i messaggi che mi giungono nella realtà ordinaria. Tanta pratica, questo mi permette di percepire al meglio come comportarmi in situazioni diverse. Fiducia nelle mie sensazioni e massima fiducia negli insegnamenti dei Maestri. Non mi spaventano più le sorprese della vita o i colpi di coda del destino, so per certo che dopo tanto buio c’è  la luce. Non mi feriscono più le cattiverie delle persone, ho imparato a provare compassione. Non mi fanno più paura i dubbi e le incertezze perché senza non sarei umana. Gli insegnamenti e le pratiche apprese nei seminari condotti da una Grande Maestra, che ha saputo e sa trasmettere l’entusiasmo e la passione per questa disciplina, hanno reso possibile tutto questo e hanno cambiato totalmente la mia vita.

2.   Nel quotidiano lo sciamanismo mi aiuta a mantenere sempre viva la luce interiore e il rapporto con il mondo non ordinario; a tenere attivi tutti i sensi e il cuore sempre aperto all’Universo. Da quando ho cominciato a praticarlo non ho mai avuto un giorno uguale. Quasi ogni giorno mi si presenta un’occasione per mettere in pratica quello che ho appreso o che mi è stato donato (i doni dei Maestri non sono mai per noi, ma per il servizio agli altri). Alla sera, prima di addormentarmi, ringrazio per le opportunità ricevute e al mattino chiedo la forza di affrontare al meglio il nuovo giorno.  Una cosa che amo tantissimo fare a notte inoltrata, quando tutti dormono e tutto tace, è andare sul balcone, accendere tre candele, mettere  le cuffie e  immergermi totalmente in quella che io definisco “Musica per l’anima” (una raccolta creata da me con musiche prese un po’ qua un po’ là). Quando la sensazione di  pace e di tranquillità arriva al culmine e sento  il cuore aprirsi, esprimo il desiderio che tutto il mondo in quel preciso istante provi, anche solo per pochi secondi, quella bellissima sensazione. Mi metto sempre in gioco e non mi sottraggo ai miei doveri sciamanici anche quando sono stanchissima. I viaggi importanti (quelli che mi servono per aiutare le persone) li faccio all’alba perché quando si è riposati, tutto è più chiaro e più veloce. Adoro viaggiare nel mondo dei trapassati per esplorare e conoscere (se mi è concesso) altri aspetti e luoghi della realtà non ordinaria. Con me ho sempre un ciondolo raffigurante i miei animali di potere, in particolare il Lupo che è il mio protettore in questo mondo di mezzo. Che dire.... vivo lo sciamanesimo a 360° e ringrazio l’Universo per questa opportunità.

3.   Riguardo la realtà attuale, di getto, la risposta spontanea sarebbe che il mondo sta andando "a rotoli". La corsa al benessere e l’esagerata smania del potere ottenuto con qualsiasi mezzo e a qualunque costo comporta il calpestare le proprie e altrui vite. Non parlo di governi, industrie ecc. o delle cose terribili che stanno accadendo nel mondo, mi riferisco alla popolazione in generale, alla gente comune. Tutti di corsa, indaffarati, insoddisfatti e lamentosi. Ok per gli adulti, ma i bambini? Oggi i figli si crescono davanti alla tv, al pc, con lo smartphone e nei fine settimana si va tutti in famiglia a fare una gita nei centri commerciali. Ho visto bambini con le occhiaie perché troppo carichi di impegni come sport, scuola, compiti del doposcuola, catechismo, feste di compleanno ecc., ma quando si divertono questi bambini? Quando avranno la possibilità (se l’avranno) di esprimersi per quello che sono, e cioè BAMBINI e non superman? Quando potranno crescere con le loro vere capacità naturali? Il  mondo sta andando a rotoli per l’impronta che l’uomo adulto del presente sta dando al giovane uomo del futuro. C’è troppo consumismo e spreco, non c'è più rispetto per la natura e per i suoi doni; tutto è dovuto e poco o nulla dato, e i figli del futuro crescono su queste basi. In un mondo dove dilaga  il cinismo, la paura e l’immaturità, trovo arduo avere un ruolo, ma sicuramente riesco a mantenere e difendere quello che sono, e cioè una donna di mezz’età con l’entusiasmo di una bambina. Questo entusiasmo, questo mio “ crederci ancora”, lo trasmetto, o almeno cerco di farlo, alle persone che incontro aiutandole a non farsi calpestare dentro, ad ascoltare il proprio cuore e ad amarsi a qualunque costo. Nel mio piccolo, vivo nel rispetto per Madre Natura e tutte le sue creature, non spreco doni preziosi come l’acqua e non inquino nel limite del possibile, anche se per lavoro devo usare la macchina, il cellulare e il computer. Vorrei fare tanto di più, vorrei avere una bacchetta magica e far sparire tutto quello che danneggia la Terra e il cielo. Sono consapevole che questo mio desiderio è pura utopia, ma le opere, grandi o piccole che siano, si cominciano sempre posando la prima pietra o dando una prima pennellata. Così mi piace pensare che, trasmettendo ai miei figli, ai miei nipoti e a chiunque incontro sulla mia strada l’amore per se stessi, la gratitudine per quello che si ha e il rispetto per la vita, l’opera sia iniziata, e spero nel processo verso un mondo più pulito e rispettato.

Anna B., impiegata laureata, anni 62.

1.    L’incontro con lo sciamanismo ha riempito un vuoto nella mia vita. Ha fatto da ponte tra la mia esigenza di sentirmi parte di un tutto, il mio anelito all’amore per l’universo, la mia creatività e fantasia, e la mia spiritualità. È una nostalgia infinita, che ho sentito per decenni, e che ha trovato capienza. Lo sciamanismo ha coinciso con il core -  forse era destino, ma è stato preceduto da un lungo periodo di esplorazione psicologica e poi di lavoro sul corpo, attività perseguite nella ricerca del benessere fisico e mentale. Entrambi i percorsi mi hanno condotta passo dopo passo allo sciamanismo - poi, come si dice, quando l’allievo è pronto il maestro arriva. Da vari anni ormai conduco cerchi di tamburo. Prima mi sembrava impossibile farlo, ora ne sono capace e la cosa mi soddisfa molto. Ho più fiducia in me stessa e nell’universo. Non sono sola. Sento il potere dell’Universo scorrere dentro di me.

2.   Nel quotidiano è un porre l’attenzione in modo differente, è un ascoltare e guardare in modo diverso o, per dire meglio, da un'altra angolazione; è un pensare e agire in termini di celebrazioni, rituali o pratiche di recupero dell’anima o dell’animale. Da questa prospettiva, si vedono altre motivazioni ai comportamenti delle persone e al fluire della vita o degli eventi. Si accompagnano i morenti con una consapevolezza diversa. Si chiede scusa per i torti che la natura subisce. Si è grati e si gode delle piccole cose, di quello che si ha, si dona, si riceve, si vede o si sente (per esempio, la vista di un tramonto mentre si fanno fotocopie, un sorriso in autobus, ecc...). Si prova Gratitudine. Si Sacralizza il quotidiano, senza lunghi rituali vuoti imposti dall’alto o da lontano, ma con semplici gesti adatti a noi. Si ringrazia e questo dà pace all’animo. Si allarga l’orizzonte del sentire e del fare. Aumenta la creatività e ci si sente utili. Ci si prende cura della natura e della città dove si vive.

3.   Il mondo sta andando male, il sentire è anestetizzato, le persone sono sempre più limitate mentalmente e non vedono l’insieme; sono sempre più alienate e separate da se stesse, dagli altri e da tutto ciò che le circonda. Il mio ruolo è piccolo, ma nei miei cerchi di tamburo mi sento un faro che indica una rotta nella nebbia, rotta che può piacere o meno. Contribuisco a risvegliare le coscienze, anche se solo di poche persone, che magari così aprono altre porte della loro vita; c'è sempre un grande scambio affettivo in questo processo. E poi pacifico luoghi, curo case, animali, piante, sassi e oggetti che hanno sofferto. E onoro l’Universo. In questo ruolo io ricevo almeno quanto do. Ho imparato tanto… e sono grata all’Universo e alla mia maestra di core shamanism per avere reso possibile tutto ciò. In certi momenti è faticoso, riesco a fare meno di quello che potrei fare e devo dosare le mie energie, ma spero di continuare ancora a lungo.

Luisella D., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, anni 57.

1.   L'incontro con il core shamanism ha cambiato la mia vita in modo positivo; soprattutto, ha trasformato il mio modo di cogliere il senso di ciò che succede nel "qui e ora". Ha risvegliato quella parte istintiva di me che si era un po' assopita o chiusa in un cassetto, e ha potenziato i miei sensi e la mia capacità di vedere le cose da una prospettiva diversa, meno razionale.

Dando spazio ai ricordi, credo di aver avuto una delle mie prime esperienze sciamaniche la notte in cui mio padre morì. A quel tempo avevo cinque anni e mezzo, ma ricordo ancora oggi quel vivido sogno, o visione, della sua morte: al punto che il mattino seguente lasciai increduli i miei familiari, quando comunicai loro che già sapevo della morte del papà. La mia infanzia circondata da tanti fratelli mi aiutò a sviluppare lo spirito di osservazione e la mia curiosità, e i miei sogni premonitori furono fedeli compagni di viaggio.

Da adolescente ero affascinata da argomenti che non interessavano affatto i miei compagni di scuola. Ancora allora volevo capire cosa ci fosse oltre l'apparenza, così decisi di proseguire i miei studi da autodidatta. Finalmente per pura coincidenza, forse, a 39 anni si aprì una porta verso il mondo straordinario del core shamanism con l'incontro con la dottoressa Lorenza Menegoni.

2.   Nel quotidiano vivo il coinvolgimento con il core shamanism in modo attivo, comunicando e interagendo costantemente con il mio animale di potere e, in certe situazioni, identificandomi con lui. Per esempio, se qualcuno mi infastidisce o mi fa arrabbiare, non mi agito e non perdo la calma, ma il mio sguardo da Puma fa allontanare velocemente quella persona. Con i sensi acuiti dalla pratica sciamanica, osservo e ascolto nei minimi dettagli tutto ciò che avviene intorno a me. Nella caotica quotidianità, valorizzo il linguaggio non verbale, colgo i messaggi subliminali che mi giungono dalle persone attorno a me, ma soprattutto mi affido istintivamente alle mie sensazioni; il fiuto del Puma raramente sbaglia. Nel tempo libero, lavoro con la parte più intima del mio essere, quella parte libera da condizionamenti sociali e culturali. Amo camminare nei boschi e lungo i torrenti. In questi momenti, mi sento parte integrante della Natura e cerco di assorbirne la forza per riequilibrarmi e rigenerarmi. È un dare e un ricevere "sottile", nel rispetto reciproco.

Quando suono il tamburo, vivo un'altra emozione straordinaria, entro in contatto con il battito del mio cuore "antico" e, in quel battito, il "viaggiare" è un'esperienza ogni volta unica. Viaggiare sciamanicamente è fondamentale per trovare risposte che la razionalità non ti sa dare nel quotidiano.

3.   Il mondo oggi è o può sembrare caotico, dipende dai punti di vista. Nei momenti di confusione generale e di rapido cambiamento, possiamo capire quale sia la nostra capacità di resilienza, così da essere in grado di nuotare quando il mare è in tempesta e vivere il silenzio del mare quando è calmo, per recuperare le energie necessarie per andare avanti.

Sicuramente ognuno di noi ha delle responsabilità in questo mondo. Respons…abilità, gran bella parola, ma non basta affermarla, bisogna metterla in pratica, talvolta andando incontro a pregiudizi e critiche di persone che non capiscono cosa vuol dire praticare lo sciamanismo al giorno d'oggi. Non comprendono questa scuola di vita dove la disciplina è una grande maestra, dove passo dopo passo apprendi e metti in pratica. Sacri e antichi insegnamenti tramandati e custoditi, insegnati e donati, con grande generosità, da persone che condividono la loro sapienza con fiducia e costanza; ma solo con la pratica ognuno di noi può, se vuole, trovare tutti i pezzi per completare il puzzle.

Personalmente mi metto in gioco e cerco nuove risorse sciamaniche per rendere il mondo migliore. Coinvolgendo le persone a me più vicine e allargando sempre di più il cerchio, propongo loro soluzioni alternative a quelle cercate di consueto. Soprattutto, cerco di far capire loro che noi tutti siamo co-creatori con l'Universo. Questo sentimento di unione rafforza la consapevolezza del valore di tutta la vita e promuove lo sviluppo delle capacità psichiche e spirituali di ciascuno. Credo che, come praticanti sciamanici, possiamo fare molto per introdurre nuovi valori nella nostra cultura e per riaffermare e rendere nuovamente attuale quello che dai tempi antichi gli Antenati di tutte le Nazioni hanno cercato di tramandare con saggezza e umiltà.

Alessia D., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, 46 anni.

1.   Quando iniziai con il core shamanism, ero una ragazza che non aveva uno scopo nella vita e che non amava se stessa. La pratica sciamanica ha dato ordine alla mia vita. Nel vivere in sintonia con i cicli della natura (compreso il mestruo), nell'onorare la vita nel suo mutare, nel rapporto con gli "Esseri di Potere", ho compreso il significato dell'essere co-partecipe nel creare la mia realtà, e non vittima del mondo.

La pratica sciamanica mi ha aiutata a migliorare me stessa, e mi ha aperto nuovi orizzonti di conoscenza e nuovi ambiti di esperienza. Nel viaggio sciamanico, si attivano aree del cervello che abitualmente non vengono stimolate se non, ad esempio, da chi pratica la meditazione profonda o dai musicisti. Ciò si traduce, a mio modo di vedere, nella capacità di formulare pensieri e soluzioni sempre più ampi e fantasiosi, sempre innovativi nell'affrontare le difficoltà quotidiane, come pure le problematiche esistenziali. Questo modo amplificato di pensare e di sentire mi ha permesso di raggiungere una consapevolezza fondamentale: non sono mai sola.

2.   Lavoro con i disoccupati. Avere comprensione e consapevolezza, compassione del mondo che mi circonda, mi aiuta a essere pienamente responsabile dei miei pensieri, delle mie parole e delle mie azioni riguardo il prossimo in ogni momento. Lo sciamanismo mi sostiene quotidianamente nell'intraprendere la strada della vita e mi aiuta a perfezionare i miei poteri e talenti, e mi sento in cammino per superare i miei limiti e affrontare le nuove sfide che mi pongo, guidata dalla forza della mia Visione. In anni recenti, ho ampliato e sviluppato il mio training sciamanico studiando, in Italia, con degli sciamani nativi, in particolare con una sciamana di Tuva (Asia Centrale), e dedicandomi con grande impegno alla pratica della "capanna sudatoria" e dei canti sacri dei Lakota.  Suono anche le campane tibetane. Cerco di integrare tutte queste esperienze sia nella mia vita personale che nel lavoro di guarigione o di aiuto agli altri.

3.   Riguardo il mondo di oggi, ritengo che siamo in una fase in cui la gente tende a essere sempre più individualista ed egoista. La storia ci ha portato qui. Il mio intento è cercare di vivere il più possibile in armonia con l'Universo, impegnandomi a creare Unione in ciò che mi circonda con i miei pensieri, le mie azioni, le mie Preghiere. Utilizzo le tecniche sciamaniche che ho appreso per il bene supremo di tutto e di tutti, senza nuocere a nessuno. 

Lina R., impiegata diplomata, praticante di core shamanism, 45 anni.

1.   Per me l'incontro con lo sciamanismo è stato una rivelazione. Ho scoperto qualcosa che era da sempre dentro di me, e così ho iniziato un cammino di consapevolezza e di crescita interiore che mi ha cambiata profondamente. Anche se in seguito ho sviluppato altri interessi (in particolare, le campane armoniche), il mio lungo periodo di formazione nel core shamanism ha costituito una fase fondamentale della mia vita, senza la quale non sarei la persona che sono oggi.

2.   Credo che il coinvolgimento con lo sciamanismo si possa definire come uno stile di vita: vivere la nostra vita quotidiana con grande rispetto verso tutti e tutto, la natura, gli animali e gli altri esseri umani; sono estremamente consapevole della connessione profonda che ci lega al tutto e ne percepisco la sacralità. Sento anche moltissimo le situazioni di necessità degli altri, per le quali mi attivo e metto in pratica le tecniche acquisite. Quando qualcuno vicino a me soffre e sta male, oppure quando un conoscente muore, ecco in questi momenti, senza dubbi o esitazioni, mi attivo con il core shamanism.

3.   Penso che il mondo abbia sempre più bisogno di luce e di nuova speranza, credo che con l'esempio dei nostri comportamenti si possano attuare dei cambiamenti, ogni giorno della nostra vita possiamo scegliere chi essere e come comportarci. A volte è difficile, anch'io mi sento affranta e perfino impotente, come se mi trovassi in prima linea a lottare contro delle chimere, ma poi ritrovo il mio centro e la mia armonia, magari con un semplice tambureggiamento o con un canto. E sentirsi parte di una rete più grande che ci unisce tutti, aiuta a superare gli ostacoli e dona la forza necessaria per continuare il cammino insieme.

Nota: Queste Testimonianze sono state raccolte in un'unica collezione per la pubblicazione sul sito web della FSS Italia: www.sciamani.it (aprile 2017).

04.07.2016 Copyright 2016 Nello Ceccon.  Tutti i diritti riservati.

Perché è importante da un punto di vista sciamanico lavorare con gli Antenati?

Lo sciamanesimo è radicato nella storia dell’umanità, tutti i nostri Antenati vicini o lontani hanno fatto pratiche sciamaniche, pertanto diventa molto interessante riprendere le proprie radici sciamaniche recuperando le pratiche che hanno fatto loro, riprendere anche il ‘potere’ che gli Antenati ci hanno lasciato, ma che noi, nella nostra società contemporanea, abbiamo perso.

Conoscere le proprie radici aiuta a comprendere chi siamo, da dove veniamo e cosa possiamo fare nella nostra vita.

Molti di noi sono spinti verso le pratiche sciamaniche senza una ragione precisa, molto spesso la spinta è solo un ‘sentire’ irrazionale, senza una ragione consapevole ed esplicita.  Questa spinta proviene dal profondo dell’anima, ha origini che spesso sono sconosciute, ma frequentemente si manifestano come visioni, sogni, regressioni in vite precedenti, dove si ‘ricorda’ il proprio passato, le proprie origini. Altre volte semplicemente ci si sente attratti nella vita comune verso alcuni popoli, verso alcune regioni della terra, senza avere un motivo preciso.

Queste sono da un punto di vista sciamanico delle vere e proprie ‘chiamate’ a ripercorrere le proprie origini, a completare il destino dell’anima che ha deciso di vivere ancora una volta questa vita.

Da un certo punto di vista la ‘chiamata’ sciamanica, che molti aspettano come un evento miracoloso o eccezionale, avviene ascoltando semplicemente le proprie immagini interiori, osservando quali popolazioni, quali luoghi, ma anche quali arti, quali passioni, quali elementi naturali come il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra, si viene maggiormente attratti durante la propria vita.

La chiamata sciamanica quindi è già presente in noi, perché i nostri Antenati ce la fanno ricordare, perché attraverso di loro abbiamo la possibilità di crescere, progredire, fino a compiere il destino e lo scopo della nostra vita.

Più sono profonde le radici e più l’albero può crescere forte e vigoroso, per questo motivo affrontare la conoscenza dei propri Antenati diventa un modo per dare vigore alla propria vita e soprattutto dare un senso alle percezioni che per molto tempo sono state messe da parte, in fine aiuta a mettere a punto e sviluppare i propri talenti sciamanici.

Che cosa si intende per Antenati, dal punto di vista sciamanico?

E’ un termine molto ampio, certamente il primo approccio è quello di andare a conoscere gli Antenati della propria linea di sangue.  E’ molto bello e può essere una guarigione andare a conoscere, con gli strumenti sciamanici, gli Antenati lungo la linea genealogica del padre e della madre. Il primo approccio che può essere fatto è quello di esplorare per i maschi la linea genealogica paterna e per le femmine la linea genealogica materna, perché molto spesso i poteri ‘sciamanici’ vengono trasmetti in questo senso.  Ciò va bene però solo come primo approccio, perché poi non bisogna escludere le influenze dell’altro genitore. Come esseri umani siamo sempre il frutto di un’unione del maschile con il femminile,  e quindi sciamanicamente è sempre bene ricercare un equilibro tra questi due aspetti che teniamo insieme nella nostra personalità.

Andare indietro di due o tre generazioni può essere una bella esperienza, perché significa andare indietro almeno di cent’anni, quando ancora nelle nostre terre erano presenti pratiche ‘spirituali’ legate a riti e miti antichi, pagani.

Oltre all’aspetto famigliare, gli Antenati si possono manifestare in altri modi, perché le anime   che migrano dopo la morte non necessariamente seguendo la linea genealogica.

Per questo motivo è molto frequente sognare episodi di altre epoche, di altri luoghi, come anche avere delle visioni o come si diceva precedentemente, essere attratti senza una ragione precisa verso una cultura, verso un particolare paese, continente che da un punto di vista razionale non ha niente a che fare con la propria storia personale.

In genere possono essere richiami molto antichi, ma sappiamo che quando l’anima se ne va dal corpo fisico, entra in un non-luogo e non-spazio, ovvero può muoversi a piacere in avanti e indietro con il tempo e con lo spazio.

Per questo motivo è importante esplorare anche questa dimensione, che secondo la mia esperienza, diventa manifesta molto spesso nei primi viaggi sciamanici che il praticante sciamano effettua, quando incontra i propri alleati spirituali, Animali di Potere per il Mondo di Sotto e Maestri Spirituali per il Mondo di Sopra.

Gli indizi per comprende che possiamo avere Antenati che sono esterni al proprio ambito di sangue, genetico, arrivano spontaneamente quando si inizia  lavorare sciamanicamente.

Come gli Antenati possono essere d’aiuto nella vita quotidiana?

Tutte le tradizioni sciamaniche e le pratiche religione hanno avuto origine da due eventi naturali importanti: la nascita e la morte. Entrambi questi avvenimenti hanno a che fare con l’aspetto metafisico dell’esistenza di ciascuno. Questo a sua volta apre la porta al mondo dell’invisibile, dove tutto viene creato prima della manifestazione su questa terra.

Nel seme della vita, che la scienza non è in grado di comprendere fino in fondo, c’è tutta la nostra storia pregressa, che ci portiamo dietro, e naturalmente questa storia può andare a scrivere anche la storia futura, ovvero la vita che ciascuno di noi andrà a fare.

Attraverso la conoscere del passato, del proprio lignaggio, delle proprie origini  è possibile lavorare per dare luce e leggerezza alle parti più oscure e più ripetitive della nostra vita. Si può inoltre  dare valore ai talenti e ai doni che i nostri Antenati ci hanno lasciato. Onorare i propri doni e talenti è ciò che permette all’uomo di vivere la propria vita nella piena libertà ed espressività.

Quindi ci sono due aspetti che sono molti utili. Il primo è quello di ripulire, guarire, portare luce, ai lati dolorosi del proprio lignaggio e sappiamo bene che nel corso dei secoli, eventi dolorosi possono posso avere coinvolto i nostri Antenati, come guerre, malattie, incidenti, miseria, faide e così via.

Con il lavoro sciamanico è possibile ‘liberare’ gli Antenati che sono ancora ‘bloccati’ in questi eventi e che di conseguenza bloccano tutta la nostra linea di sangue.  Molto spesso ci sentiamo bloccati nella nostra vita senza comprendere fino in fondo il motivo, ad esempio il rapporto problematico con il denaro, oppure le dipendenze che arrivano in una famiglia senza un apparente preciso motivo, ma se si scava a fondo, si può scoprire che si stanno solamente ripetendo schemi e comportamenti che i nostri Antenati avevano già fatto e che hanno quindi impresso nella nostra linea di sangue. E’ possibile guarire questi aspetti, liberare i cordoni che ci tengono ancora legati con i nostri Antenati, è possibile rompere le ricorsività che hanno afflitto la propria famiglia per decenni o secoli.

Il lavoro sciamanico è il modo più efficace e semplice per fare questo, perché da sempre lo sciamanesimo ha lavorato in tale senso. Lavorare per guarire i legami con i propri Antenati è un elemento transculturale, ovvero presente in tutte le culture sciamaniche. Esiste un’enorme quantità di rituali, riportati anche da studi etnografici, che evidenziano questa pratica nelle culture sciamaniche.

Oltre alla guarigione dell’albero genealogico, cos’altro ancora può portare il lavoro con gli Antenati?

C’è un aspetto molto bello e interessante che gli Antenati possono dare: quello di essere d’aiuto e d’ispirazione per la vita di ciascuno di noi.

Fin dall’antichità gli Antenati sono stati considerati dei veri e propri protettori per la propria gente o famiglia. Questo ruolo di ‘protezione’ può essere di nuovo ripreso e amplificato. Nella nostra cultura ci dimentichiamo degli Antenati, molto spesso per la negazione dell’ esistenza di una dimensione invisibile, ma altre volte così, semplicemente mettendoli nel dimenticatoio. In questo modo perdiamo però i ‘poteri’ che loro ci hanno trasmesso.

Riconnettersi con gli Antenati significa riconnettersi con i propri poteri più profondi, radicati, significa aiutare la propria anima e l’anima della collettività a ricordare lo scopo per cui è ritornata su questa terra. Gli Antenati possono diventare delle vere Guide nel mondo spirituale.

Dal punto di vista della cosmologia del core-shamanism, (lo sciamanesimo essenziale sviluppato da Michael Harner) ci possono essere degli spiriti in forma umana nel Mondo Superiore e anche nel Mondo Inferiore, spesso questi spiriti sono in realtà degli Antenati. Possono diventare dei veri Maestri, che forniscono aiuto, guida e protezione nella propria vita. Tipicamente aiutano a riscoprire le proprie origini sciamaniche, possono quindi rispondere alla domanda che ci eravamo fatti all’inizio: perché siamo attratti verso certe culture, popoli o pratiche sciamaniche? Perché siamo attratti verso certi luoghi? Tutto questo con l’aiuto degli Antenati può avere una risposta, ma non solo, può diventare l’inizio della riscoperta dei propri doni sciamanici. Ad esempio si possono riscoprire rituali, canti, gesti, strumenti, lingue, colori che altrimenti rimarrebbero inespressi nelle nostre parti più recondite. Sappiamo inoltre che dal punto di vista sciamanico, i talenti o le predilezioni che non vengono espresse, possono ritorcersi contro, provocando malattie, situazioni dannose ricorrenti nelle relazioni, nel lavoro e nella propria famiglia.

L’espressione delle proprie origini, con l’aiuto degli Antenati, attraverso la manifestazione di talenti e predilezioni, porta ad una vita prospera, completa, e finalmente piena di significato.

In pratica, come si può svolgere questo lavoro di riconnessione con gli Antenati?

Certamente con il viaggio sciamanico è possibile lavorare con gli Antenati. Il viaggio sciamanico porta ad una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo. Con l’aiuto dei propri Alleati, Animali di Potere o Maestri, è possibile contattare sia gli Antenati che possono esserci di aiuto e di protezione, sia quelle anime a noi collegati genealogicamente che hanno bisogno di aiuto, di essere guarite e liberate dal loro passato pesante.

Diventa quindi prima di tutto un lavoro compassionevole, di amore verso le proprie origini. Con il lavoro sciamanico è possibile trasformare e rilasciare ogni dolore, pena che ci sono stati tramandati dai nostri avi, guarendo nello stesso tempo loro ma anche noi stessi. E’ come instillare una goccia di Amore nelle proprie radici e permettere a questo Amore di  propagarsi e crescere fino a riempire completamente la vita.

Possono essere utili anche altre pratiche come la psicometria (la connessione telepatica nello stato sciamanico di coscienza, con oggetti appartenuti ad una persona o utilizzati in certe epoche), per esplorare sciamanicamente le memorie di un oggetto appartenuto ad un proprio antenato, come anche la lettura del viso attraverso la foto di un antenato o della propria, perché l’unicità di ciascun viso racchiude sciamanicamente tutta la storia passata e presente di un individuo.

Lavorare con i luoghi d’origine, dove si è sviluppata la propria famiglia, è un altro modo molto semplice e delicato per entrare nella storia e nelle memorie famigliari. A volte può essere doloroso, ma con l’aiuto delle proprie Guide Spirituali, può diventare un lavoro che porta dolcezza, serenità e maggiore comprensione delle proprie radici.

Oltre a questo, diventa utile lavorare collettivamente, in cerchio, in gruppo, perché i nostri Antenati per millenni hanno lavorato con questa configurazione. I lavori nel cerchio, come le danze, i canti e opportune cerimonie, in un’atmosfera di estasi collettiva, facilitano l’emergere di ‘ricordi’ di  talenti e qualità che altrimenti rimarrebbero solo nel campo latente.

Il lavoro sciamanico con gli Antenati, è una pratica introspettiva, ma con i riti collettivi diventa anche una pratica gioiosa, coinvolgente, che alimenta con Amore l’anima.

In conclusione, questo è ciò che gli sciamani chiamano “onorare gli Antenati”?

“Onorare gli Antenati” significa onorare sé stessi, la propria vita, la propria famiglia, la propria comunità. Senz’Antenati noi non saremmo qui adesso, grazie a loro c’è la nostra vita, che possiamo quindi amare e onorare fin nelle parti nostro più profonde, più intime di noi stessi. Onorare gli Antenati significa portare amore, vivere con amore, rispettare la propria vita e quella degli altri. Significa accettare completamente la propria esistenza, senza lamentarsi, senza incolpare o rimproverare i propri genitori e progenitori. Siamo qui su questa terra nel nostro stato più perfetto, privo di errori. Questo è quello che dobbiamo portare nella nostra visione, per costruire un futuro, per lasciare ai nostri Discendenti un pianeta in cui continuare a vivere e a prosperare. Non dimentichiamoci che noi saremo gli Antenati dei nostri pronipoti: come vogliamo essere considerati nel futuro? Con consacratori o come dissacratori? Che cosa vogliamo lasciare in eredità? Amore o guerra?

Gli sciamani, come viaggiatori del tempo,  si sono da sempre posti queste domande, perché sanno di appartenere ad una rete di vita che va al di là dello spazio e soprattutto del tempo, le azioni si propagano e rimbalzano indefinitamente: sta a noi scegliere di prenderci la responsabilità di tutto ciò per i nostri Discendenti.

Per concludere, adesso che avete fatto questa lettura fino in fondo, vi invito a leggere il testo di una canzone che in modo poetico, racchiude molte delle cose dette: è una canzone italiana, famosa per molti, scritta dal cantautore Francesco Guccini, un cantastorie come lo erano in passato gli sciamani delle sue terre.

Seminario di approfondimento sul tema degli Antenati

 

Radici

di Francesco Guccini

La casa sul confine della sera

oscura e silenziosa se ne sta,

respiri un' aria limpida e leggera

e senti voci forse di altra età,

e senti voci forse di altra età...

 

La casa sul confine dei ricordi,

la stessa sempre, come tu la sai

e tu ricerchi là le tue radici

se vuoi capire l'anima che hai,

se vuoi capire l'anima che hai...

 

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,

come il fiume che ti passa attorno,

tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,

lentamente, giorno dopo giorno

ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me

qualche segno, qualche traccia di ogni vita

o se solamente io ricerco in te

risposta ad ogni cosa non capita,

risposta ad ogni cosa non capita...

 

Ma è inutile cercare le parole,

la pietra antica non emette suono

o parla come il mondo e come il sole,

parole troppo grandi per un uomo,

parole troppo grandi per un uomo...

 

E te li senti dentro quei legami,

i riti antichi e i miti del passato

e te li senti dentro come mani,

ma non comprendi più il significato,

ma non comprendi più il significato...

 

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,

tutto è morto e nessuno ha mai saputo

o solamente non ha senso chiedersi,

io più mi chiedo e meno ho conosciuto.

Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà

per un altro dopo che vorrà capire

e se l'altro dopo qui troverà

il solito silenzio senza fine,

il solito silenzio senza fine...

 

La casa è come un punto di memoria,

le tue radici danno la saggezza

e proprio questa è forse la risposta

e provi un grande senso di dolcezza,

e provi un grande senso di dolcezza...
Copyright © testo canzone Francesco Guccini

 

Michael Harner  

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

Questo articolo è stato originalmente pubblicato sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism (vol. 12, n.1, pp. 5-8, 1999). Viene qui pubblicato in italiano con il permesso di Michael Harner per il sito della FSS in Italia, www.sciamani.it (gennaio 2009).

Da sempre gli sciamani hanno operato sulla base del principio che gli esseri umani sono parte della totalità della natura, collegati con tutte le altre forme biologiche e non superiori ad esse. Questa concezione “pagana” è una delle molte ragioni per cui gli sciamani dell’Europa sono stati perseguitati dall’Inquisizione e gli sciamani indigeni di altre parti del mondo sono stati condannati dai missionari occidentali, che consideravano tale visione contraria al racconto biblico dell’origine dell’uomo. Infatti, non fu realmente fino alla pubblicazione dei libri di Darwin, The Origin of Species (1) e The Descent of Man (2), che gli occidentali cominciarono a riconoscere, spesso con riluttanza, la parentela dell’uomo con tutte le altre forme di vita. In altre parole, l’Occidente, attraverso la scienza, adottò finalmente quella stessa concezione per la quale, in precedenza, aveva perseguitato e ridicolizzato gli sciamani.

Un altro principio basilare dello sciamanismo, per lo più implicito, è che esistono due realtà e che la percezione di ciascuna di esse dipende dallo stato di coscienza in cui ci si trova. Perciò, coloro che si trovano nello “stato ordinario di coscienza” percepiscono solamente la “realtà ordinaria”, mentre coloro che si trovano nello “stato non ordinario di coscienza” possono penetrare e percepire la “realtà non ordinaria”. Queste sono entrambe chiamate realtà perché ciascuna è incontrata e sperimentata empiricamente. Si riconosce inoltre che ciascuna possiede le proprie forme di conoscenza e la propria importanza per l’esistenza umana (3).

La realtà non ordinaria non è una realtà consensuale e, infatti, se lo fosse, i praticanti sciamanici non avrebbero alcuna funzione, in quanto è loro compito modificare il proprio stato di coscienza e percepire con successo ciò che gli altri non possono percepire. Una delle caratteristiche distintive del praticante sciamanico è la capacità di passare volontariamente dall’una all’altra realtà con disciplina e scopo, per guarire e aiutare gli altri.

Un corollario di tale principio è che le entità individuali incontrate nella realtà non ordinaria sono esse stesse reali. Queste sono chiamate “spiriti” e sono considerate reali dai praticanti sciamanici, perché essi interagiscono con loro in prima persona. Questa interazione implica una percezione diretta con tutti i sensi. In altre parole, per il praticante sciamanico, l’esistenza degli spiriti non è una credenza o un’ipotesi, ma un fatto empirico (si veda anche l’articolo di Turner, 4). Nella realtà non ordinaria, i praticanti sciamanici regolarmente vedono, toccano, odorano e odono gli spiriti; perciò li considerano altrettanto reali quanto i loro compagni umani con i quali interagiscono nella realtà ordinaria. Nel corso del loro lavoro, i praticanti scoprono quali di queste entità siano i loro spiriti aiutanti personali, o spiriti tutelari, cioè quali forniscano informazioni attendibili e aiuto miracoloso nella guarigione.

Un altro principio chiave è che i membri viventi di ogni specie, inclusi gli umani, hanno anime, o spiriti personali che durano tutta la vita. L’anima è definita come l’essenza spirituale necessaria alla vita dell’individuo. Perciò è presente dal concepimento o dalla nascita fino alla morte, anche se il grado in cui è presente può variare. Dopo la morte l’anima continua ad esistere, come esisteva prima della nascita, ma il periodo di tempo durante il quale  esiste come entità identificabile può variare. Per i praticanti sciamanici, le anime sono entità identificabili perché le incontrano direttamente nella realtà non ordinaria, allo stesso modo in cui incontrano altri spiriti.

La concezione sciamanica circa la realtà degli spiriti è stata per molto tempo inaccettabile per la scienza occidentale. Anche se uno spirito, Dio, può essere talvolta invocato, come ha fatto spesso Einstein, gli “spiriti” o le “anime” sono altrimenti un anatema e inaccettabili come parte del paradigma scientifico. Questo atteggiamento ha le sue origini storiche negli attacchi della Chiesa cattolica verso tali pionieri della scienza come Galileo e Copernico durante il Rinascimento e la Controriforma. Come reazione, durante l’Età dell’Illuminismo, la scienza e la medicina occidentali decretarono che gli spiriti e le anime non esistevano e non erano perciò importanti per l’indagine scientifica e per la pratica medica. Mentre questa posizione è abbastanza comprensibile storicamente, la sua perpetuazione oggi limita i parametri della scienza, decretando a priori che certi fenomeni non possono esistere.

Come risultato di questa situazione, il progresso nella conoscenza occidentale è limitato da una scienza troncata e incompleta, il cui tallone di Achille è costituito dall’essere in parte fondata su una credenza non dimostrata: la credenza che gli spiriti, incluse le anime, non possono esistere. In realtà, naturalmente, la scienza non ha mai confutato la teoria dell’esistenza degli spiriti. E la confutazione di una teoria, o falsificazione, è il fondamento del metodo scientifico (si veda Popper, 5). Fino a quando la teoria dell’esistenza degli spiriti non è falsificata, non può essere logicamente ignorata. In altre parole, la posizione della scienza su questo assunto è alquanto non scientifica e, quasi per ironia, una questione di fede.

Di conseguenza, la ricerca sull’esistenza degli spiriti è stata lasciata in gran parte agli sciamani. Nel corso dei millenni, in migliaia di culture differenti nei diversi continenti, gli sciamani hanno condotto innumerevoli esperimenti di guarigione con i loro pazienti, spesso in situazioni di vita e di morte, ottenendo dei risultati che hanno costantemente convalidato la teoria dell’esistenza degli spiriti. Per questa ragione, gli elementi base delle pratiche sciamaniche indigene sono notevolmente uniformi in tutte le parti del mondo.

Il mio studio personale e diretto circa la realtà degli spiriti ebbe inizio nel 1961. A quell’epoca, e poi nuovamente nel 1964 e 1973, fui addestrato dagli sciamani di due differenti tribù dell’Alta Amazzonia. Negli stessi anni mi impegnai in ricerche approfondite sullo sciamanismo in tutto il mondo per identificarne i principi e le pratiche fondamentali e transculturali. Ho definito tali elementi fondamentali e comuni core shamanism [sciamanismo transculturale].

Oltre a praticare personalmente i metodi sciamanici, al principio degli anni settanta iniziai ad insegnare il core shamanism ad altri occidentali, perché lo applicassero alla propria vita e a quella degli altri. Negli ultimi quindici anni, sono stato assistito in questo programma educativo dai miei colleghi e docenti della Foundation for Shamanic Studies, un’organizzazione senza fini di lucro che ho fondato per studiare, ripristinare e insegnare lo sciamanismo e la guarigione sciamanica in tutto il mondo.

L’insegnamento e l’applicazione pratica dei principi e metodi del core shamanism hanno stimolato un rapido revival delle pratiche sciamaniche di guarigione in Occidente e altrove. Il core shamanism non si richiama ad alcuna tradizione specifica, ma fornisce invece un addestramento nei principi e nelle pratiche fondamentali che sono comuni alle differenti tradizioni sciamaniche. Perciò si presta in modo particolare ad essere utilizzato dagli occidentali che desiderano un sistema culturalmente neutro, o relativamente slegato da una cultura particolare, che essi possono adottare e integrare nella propria vita. Oggi il core shamanism rappresenta il modo prevalente di praticare lo sciamanismo in gran parte dell’Occidente.

Una presentazione introduttiva di alcuni principi e pratiche del core shamanism si può trovare nel mio libro, La via dello sciamano (6). Tuttavia il più importante insegnamento pratico, sia nello sciamanismo contemporaneo che in quello indigeno, non si può trovare nei testi pubblicati, non solo perché è largamente avvenuto in culture non letterate, ma anche perché è trasmesso da persona a persona mediante un’istruzione di tipo esperienziale, attraverso l’esempio, la comunicazione diretta dagli spiriti, come pure la pratica e la sperimentazione personale. Inoltre, gran parte di questo insegnamento esperienziale è inesprimibile, o quasi inesprimibile. Non si è quindi prestato ad essere facilmente comunicato agli antropologi e agli intervistatori occidentali, che si limitavano ad osservare dall’esterno tali pratiche senza parteciparvi in prima persona.

Lo sviluppo del core shamanism si è basato sulla combinazione dello studio comparativo e della ricerca sul campo in culture diverse, sulla sperimentazione continua delle antiche tecniche sciamaniche di guarigione e divinazione e sulla pratica effettiva di questi metodi con i pazienti occidentali. Ripetutamente abbiamo scoperto che l’esistenza degli spiriti è una spiegazione semplice e costante per i nostri successi nell’uso dei metodi sciamanici.

Per aiutare le persone interessate ad approfondire lo studio dello sciamanismo, desidero ora descrivere brevemente la strategia di ricerca che ho sviluppato in più di quarant’anni di pratica sciamanica, ricerca e insegnamento. Questa strategia non è solo mia, ma è anche quella di tutta la Foundation for Shamanic Studies.

Fondamentale per questa metodologia è il rispetto per le conoscenze spirituali che le culture sciamaniche hanno accumulato. Le persone indigene sono perciò viste come maestri, non come oggetto di ricerca. Se quello che ci insegnano sembra strano o incomprensibile, lo riteniamo un problema nostro, non loro -  una dimostrazione del nostro bisogno di apprendere nei loro stessi termini. Non importa quanto impossibili le loro affermazioni sembrino a prima vista, noi partiamo sempre dal presupposto che essi sanno di che cosa stanno parlando. Le loro concezioni non possono essere interpretate in maniera riduttiva, applicando prematuramente i paradigmi esplicativi occidentali. Per dirla in parole semplici, essi sono innocenti fino a quando non è dimostrata la loro colpevolezza; in genere, abbiamo scoperto che siamo noi colpevoli, se la loro innocenza non è provata.

La conoscenza diretta ed esperienziale viene cercata attivamente, dove e quando possibile, per ottenere una maggior comprensione dello sciamanismo e della guarigione sciamanica. Così, un altro aspetto basilare della mia metodologia è la seria osservazione partecipante, o “partecipazione radicale” nel linguaggio dell’antropologia contemporanea, perché non è sufficiente essere uno spettatore o un intervistatore. I primi esempi di partecipazione radicale, prima ancora che il termine fosse usato, includono gli etnologi Frank Cushing (che partecipò alle pratiche spirituali degli indiani Pueblo) e James Mooney (che partecipò alla Ghost Dance delle Grandi Praterie e aiutò a fondare la Native American Church). Essi andarono oltre i confini tradizionali dell’osservazione partecipante, come è normalmente praticata nella ricerca antropologica, spingendosi in ambiti molto più ampi delle normali attività quotidiane dei popoli che studiavano.

Lo studio comparato dei resoconti etnografici è pure una parte importante della strategia per  identificare l’uniformità delle pratiche e i loro effetti, anche se questi sono considerati impossibili secondo gli standard scientifici occidentali. Tra di esse si possono includere il viaggio sciamanico in altri mondi, le esperienze di smembramento, la possessione e la de-possessione, la comunicazione con i morti, la medianità, l’abilità di compiere divinazioni precise e dettagliate per delle persone totalmente sconosciute e la guarigione miracolosa.

Il passo successivo della mia metodologia è l’uso sperimentale di queste pratiche per determinare se i loro effetti sono confermabili. La possibilità di replicare i risultati dipende dalla scoperta, attraverso la sperimentazione stessa, dei principi di fondo operanti nello sciamanismo. Uno di questi è che esistono spiriti tutelari compassionevoli e disponibili ad assistere il praticante sciamanico per alleviare la sofferenza, il dolore e l’ignoranza spirituale. L’applicazione di tali principi permette ad altri di ottenere i medesimi risultati nella propria pratica.

In questa strategia sperimentale, sia i metodi induttivi che quelli deduttivi giocano un ruolo interdipendente, anche se l’induzione è particolarmente importante nelle prime fasi della ricerca. Con il progresso della ricerca, diventa possibile scoprire i principi deduttivi e, sulla loro base, predire certi risultati. Quando si utilizzano questi principi, incluso quello della realtà degli spiriti, i risultati sono così costanti e uniformi che è possibile insegnare dei seminari esperienziali a un gran numero di studenti e i risultati dei loro esperimenti saranno esattamente quelli attesi. Per esprimerlo in un altro modo, la Foundation for Shamanic Studies è un laboratorio sperimentale di sciamanismo, dove si conduce un lavoro pionieristico per sviluppare una scienza degli spiriti e dove gli studenti imparano a utilizzare le loro conoscenze della realtà spirituale per praticare con successo i metodi sciamanici.

Usando i principi base dello sciamanismo, incluso il principio dell’esistenza degli spiriti, gli studenti più avanzati, con l’aiuto dei loro spiriti alleati, sono in grado non solo di effettuare delle guarigioni sorprendenti, ma anche di compiere i classici rituali pubblici dello sciamano, come il rituale dello sciamano legato o dello “scuotimento della tenda”, conosciuto in una o nell’altra forma tra i popoli nativi del Nord America e dell’Artico. Se fossero stati soltanto spettatori, nella loro mente sarebbe rimasto il dubbio che si trattasse di un trucco. Ma avendo invece partecipato direttamente, essi sanno che non si tratta di un trucco, ma di un evento reale, come quando vengono legati strettamente con delle corde e le corde si sciolgono all’improvviso grazie all’intervento degli spiriti (7).

Fenomeni come questi possono essere spiegati secondo il principio scientifico della parsimonia; e la spiegazione più semplice e concisa è che gli spiriti sono reali. Con questo non si vuole suggerire che non si dovrebbero cercare spiegazioni scientifiche, o non spirituali, dei fenomeni sciamanici. Finora, tuttavia, nessuna spiegazione non spirituale dei fenomeni sciamanici più misteriosi e sconcertanti si è dimostrata così efficace come il principio della realtà degli spiriti - la qual cosa non sorprende in quanto è stata sperimentata e convalidata in culture diverse per migliaia di anni. Il fatto che le persone che l’hanno sperimentata appartenessero a culture non letterate e non indossassero camici bianchi, non rende meno degni di rispetto i loro esperimenti di guarigione, spesso condotti in situazioni di vita e di morte.

Non è mia intenzione qui cercare di persuadere qualcuno semplicemente con le parole, cioè di indurre il lettore a credere che ho ragione. Questo tipo di persuasione è caratteristico della realtà ordinaria, ma non è la strategia dello sciamanismo e dell’apprendimento sciamanico. Lo sciamanismo è un sentiero di conoscenza, non di fede, e quella conoscenza non può venire da me o da chiunque altro in questa realtà. Per ottenere quella conoscenza, inclusa la conoscenza della realtà degli spiriti, è necessario passare per il varco dello sciamano verso altri mondi e acquisire un’evidenza empirica.

La strada è aperta e il primo passo, come per il vero scienziato, richiede soltanto una curiosità sincera, una mente aperta e del coraggio. Una volta che si è passati per quel varco, i preconcetti sono sostituiti dall’esperienza diretta e uno può verificare da sé la validità del principio dell’esistenza degli spiriti. Un ammonimento, tuttavia, per coloro che sono nuovi a questa pratica: la vostra visione della realtà non sarà più la stessa, perché passare per quella porta segnerà l’inizio di un radicale mutamento paradigmatico, non solo per voi, ma alla fine anche per i parametri scientifici. La scienza allora non sarà più limitata e troncata da un postulato aprioristico, etnocentrico e cognicentrico, di ciò che è impossibile.

Una prima versione di questo articolo è stata presentata al Convegno Annuale dell’American Anthropological Association, Filadelfia, 4 dicembre 1998.

Note

1.  Darwin 1958

2.  Darwin 1871

3.  Harner 1995, pp. 26-30, 58-59

4.  Turner 1992, p. 15

5.  Popper 1959, p. 63, pp. 68-69

6.  Harner 1995

7.  Harner, non datato

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Darwin, Charles, The Descent of Man and Selection in Relation to Sex, D. Appleton, New York 1871; trad. it., L’origine dell’uomo, Editori Riuniti, Roma 1983

Darwin, Charles, The Origin of Species, New American Library (Mentor), New York 1958 (orig. 1859); trad. it., L’origine delle specie, New Compton, Roma 1973

Harner, Michael, La via dello sciamano, Edizioni Mediterranee, Roma 1995; ed. orig. The Way of the Shaman, Harper & Row, San Francisco 1980

Harner, Michael, Dati sperimentali non pubblicati, n.d.

Popper, Karl R., The Logic of Scientific Discovery, Harper & Row, New York, 1959 (orig. 1934); trad. it., Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino 1970

Turner, Edith, “The Reality of Spirits”, in ReVision 1992

Michael Harner

Traduzione a cura di Lorenza Menegoni

Questa intervista è stata pubblicata originalmente nel testo, Higher Wisdom: Eminent Elders Explore the Continuing Impact of Psychedelics, Roger Walsh e Charles S. Grob, curatori, pp. 159-177, 2005. State University of New York Press, Albany, NY.

L’intervista è stata ripubblicata, con il permesso dell’editore, sulla rivista della Foundation for Shamanic Studies, Shamanism (Primavera/Estate 2006, vol. 19, n. 1, pp. 2-13). Questa traduzione è basata sul testo apparso in Shamanism e viene pubblicata per la prima volta su www.studisciamanici.it (gennaio 2007) con l’autorizzazione di Michael Harner e della Foundation for Shamanic Studies.

Nato il 27 aprile del 1929, Michael Harner è ampiamente considerato la massima autorità a livello mondiale nel campo dello sciamanismo e ha avuto un’influenza enorme sia sul mondo accademico che sul pubblico generale.

Nell’ambito accademico, egli ha svolto delle approfondite ricerche sul campo nell’Alta Amazzonia, nella parte occidentale del Nord America, nell’Artico canadese e tra i Sami (Lapponi). Ha condotto degli studi pionieristici sugli indiani Jìvaro dell’Amazzonia (oggi conosciuti come Shuar) e ampie indagini sullo sciamanismo in tutto il mondo.

Inoltre, ha avuto una parte importante nel rendere consapevoli gli studiosi del ruolo centrale delle sostanze psichedeliche nelle pratiche sciamaniche e in molte culture tribali. La descrizione della sua esperienza di iniziazione con l’ayahuasca nella giungla amazzonica, descritta nel suo libro La via dello sciamano, è diventata un esempio classico del potere di queste sostanze. Essa fornisce uno splendido resoconto della loro importanza in alcune tradizioni sciamaniche, della loro capacità di trasmettere una nuova visione del mondo e determinare una trasformazione personale, come pure della loro capacità di rendere i ricercatori più sensibili e capaci di comprendere più profondamente le culture e le pratiche in cui quelle sostanze sono utilizzate.

Dopo questa esperienza, Harner intraprese un lungo e approfondito addestramento sciamanico, prima con dei maestri Shuar e poi con degli sciamani in altre parti del mondo. La  combinazione del suo training antropologico e competenza accademica, dei suoi studi sullo sciamanismo in differenti culture e del suo addestramento sciamanico personale ha prodotto una ampiezza e profondità di competenza e influenza rare, e forse uniche.

Nel 1987 Harner lasciò l’università per dedicarsi a tempo pieno al lavoro in campo sciamanico e creò la Foundation for Shamanic Studies. La fondazione finanzia ricerche e pubblicazioni, offre dei corsi di addestramento nelle tecniche sciamaniche in tutto i mondo, ha membri a livello internazionale e – in un intrigante capovolgimento culturale – ha reintrodotto le pratiche sciamaniche in parti del mondo dove quelle tradizioni erano andate perdute o erano state represse.

Le sue numerose pubblicazioni includono i libri: The Way of the Shaman, Hallucinogens and Shamanism, The Jìvaro; egli è inoltre co-autore di un romanzo intitolato Cannibal. Ciò che Yogananda ha fatto per l’Induismo e D.T. Suzuki ha fatto per lo Zen, Michael Harner lo ha realizzato per lo sciamanismo, specificamente portando questa tradizione e la sua ricchezza alla consapevolezza del mondo occidentale.

                                                                                     - Roger Walsh e Charles S. Grob

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Ero entrato all’Università di Berkeley, in California, nel 1950 pensando di diventare archeologo. Poi, nel corso delle mie ricerche archeologiche, scoprii che gli Indiani che vivevano in quelle zone erano come delle enciclopedie che nessuno apriva. Ciò mi rese più  consapevole dell’incredibile quantità di conoscenze che si potevano ottenere semplicemente chiedendo agli anziani della tribù.

Nel 1956-1957 svolsi le mie ricerche per il dottorato in antropologia nell’Ecuador orientale tra gli indigeni Jìvaro, che oggi sono generalmente chiamati Shuar. Ritornai in Amazzonia nel 1960-1961 per studiare la cultura dei Conibo nel Perù orientale e tornai tra gli Shuar nel 1964 e nel 1973. Attorno al 1966 ho insegnato come visiting professor alla Columbia University di New York e all’Università di Yale, e poi ho accettato una cattedra in antropologia alla Graduate Faculty della New School for Social Research di New York. Rimasi lì dal 1970 in poi, a volte insegnando anche a Berkeley. Durante i miei ultimi anni alla New School, mi sono assentato sempre più spesso dall’insegnamento accademico per concentrarmi sul lavoro e sull’insegnamento sciamanici. Poi, nel 1987, mi sono ritirato completamente dall’università per dedicarmi unicamente allo sciamanismo.

                 

Come hai saputo inizialmente circa l’uso delle piante psicoattive?

                 

Ero a conoscenza del peyote e avevo letto qualcosa sull’uso dell’ayahuasca, ma non capivo ancora la loro importanza. Quando poi vissi tra gli Jìvaro nel 1956-1957, mi trovai all’improvviso in una società di sciamani. Circa uno su quattro dei maschi adulti e un numero molto minore di donne erano sciamani. Nel corso delle mie ricerche sul campo, ho intervistato questi sciamani e tutti dissero che avrei dovuto intraprendere la ricerca della visione presso una cascata sacra e prendere la loro bevanda. Capii che ciò era importate e mi accingevo a farlo, quando sopraggiunse la stagione delle piogge e dalla cascata cominciarono a cader giù tronchi d’albero. Così era troppo pericoloso, perché, se ci fossimo bagnati nella cascata, avremmo potuto essere colpiti e uccisi dai tronchi. Alcuni anni dopo feci questa esperienza con loro, ma solo dopo essere stato con i Conibo dell’Amazzonia peruviana nel 1960-1961.

Ho preso l’ayahuasca per la prima volta proprio allora, con i Conibo. La mia ricerca sul campo stava volgendo al termine e stavo cercando di ottenere informazioni sul loro sistema spirituale. I Conibo dissero che c’era solo un modo per conoscerlo: dovevo prendere la bevanda. Così la presi.

In realtà non avevo molte aspettative. Mi avevano detto che si potevano vedere cose terrificanti. Dissero che la bevanda era conosciuta anche con il nome di “piccola morte”, perché poteva indurre un’esperienza simile alla morte e in qualche raro caso le persone erano effettivamente morte. Ma nei villaggi in cui vivevo, la grande maggioranza degli sciamani la utilizzava quasi ogni notte, quindi non era una cosa così eccezionale. Il mio libro, La via dello sciamano, include una descrizione dettagliata di quella mia prima esperienza.

                 

Quando sei ritornato da quella esperienza, che cos’era differente per quanto riguarda il senso di te stesso e di che cosa stavi facendo là?

                 

All’inizio, non era tanto il senso di me stesso a essere diverso. Ero invece completamente stupito e affascinato dal fatto che tutta un’altra realtà si era aperta e manifestata con l’ayahuasca. Questa realtà non poteva essere semplicemente il frutto della mia fantasia, perché le esperienze che avevo avuto erano le stesse di quelle che avevano i Conibo quando prendevano la bevanda. C’erano corrispondenze fin nei minimi dettagli senza che ne avessimo mai parlato tra di noi prima. Uno sciamano poi disse che potevo diventare realmente un maestro sciamano, disse che avevo sperimentato e appreso così tanto in quella prima esperienza che era esattamente quello che avrei dovuto fare. Poiché era una rara opportunità, decisi di sfruttarla e fu allora che iniziai il mio addestramento sciamanico.

Prendevamo l’ayahuasca a ogni sessione, i Conibo non praticavano molto lo sciamanismo senza di essa. Nel passato tuttavia essi avevano i muraya – sciamani che lavoravano solo con il tabacco – ed erano molto rispettati. Ma all’epoca dei miei studi in Amazzonia, non si trovavano più dei muraya. Tuttavia, ho utilizzato l’acqua di tabacco con gli Jìvaro, e anche questa era una bevanda degli sciamani. Si immergono le foglie verdi del tabacco nell’acqua fredda e poi si beve l’acqua o la si inala attraverso il naso.

                 

L’acqua di tabacco poteva indurre delle esperienze visionarie?

                 

Sì, ha la capacità di intensificare le percezioni, almeno con quel tipo particolare di tabacco non trattato. È molto potente. Si prende per nutrire i propri spiriti ausiliari, i quali amano il tabacco. Si utilizza anche per renderli più vigili perché, se uno stregone vuole danneggiarti, essi saranno pronti a reagire e a proteggerti. Diversamente dai Conibo, gli Jìvaro erano molto coinvolti in lotte e guerre.

                 

Gli Jìvaro utilizzavano l’ayahuasca per decidere se fare o no una razzia o iniziare una guerra? La utilizzavano, cioè, per prendere delle decisioni che riguardavano la collettività?

                 

Bene, per prima cosa dovremmo abituarci, e io dovrei dare l’esempio, a chiamarli Shuar, perché è così che vogliono essere chiamati.

No, i Shuar non prendevano l’ayahuasca per prendere delle decisioni collettive. So che ciò è stato riferito per la tribù affine degli Achuar, ma non è esattamente così. Gli Jìvaro veri e propri – cioè, gli Shuar Untsuri (chiamati anche Shuar Muraya o Shuar delle Colline), il gruppo con cui ho lavorato io – erano profondamente convinti che di norma solo un persona alla volta dovesse prendere l’ayahuasca, altrimenti il contatto con gli spiriti si sarebbe attenuato o alterato. A volte, tuttavia, due sciamani potevano prenderla assieme, per esempio per fare del lavoro di guarigione.

                 

Gli Achuar sono una tribù differente?

Sì, sono una tribù strettamente imparentata con gli Jìvaro, con un dialetto mutuamente  intelligibile, ma alcuni aspetti importanti della loro cultura sono differenti. Per esempio, diversamente dai Shuar, essi non tagliavano le teste dei nemici uccisi e non le rimpicciolivano per farne dei trofei. In ogni caso, per ritornare alla domanda precedente, il natemä, che è il nome shuar per l’ayahuasca, poteva essere preso da uno sciamano a scopo divinatorio prima di una incursione. Comunque, si prendeva soprattutto per scoprire se il momento era propizio per fare l’incursione e se gli auspici erano favorevoli oppure no. La bevanda veniva presa anche per scoprire se qualcuno, attraverso la stregoneria, era responsabile di una malattia o di una morte. In questo ultimo caso, se la divinazione confermava tale sospetto, si poteva arrivare a un’incursione per assassinarlo.

Che cosa ci puoi dire riguardo alla stregoneria? Sembra che presso alcune tribù la stregoneria sia associata con l’uso dell’ayahuasca.

Sì, è vero. Attraverso decenni di lavoro in campo sciamanico sono giunto a delle conclusioni che mi hanno aiutato a capire la cultura dei Shuar, incluso il loro interesse per la stregoneria o magia nera. Normalmente la “stregoneria” implica delle azioni ostili o amorali ed è quindi in netto contrasto con la guarigione.

Per prima cosa, però, permettimi di spiegare brevemente ciò che gli sciamani di tutto il mondo hanno scoperto riguardo la cosmologia della realtà non ordinaria. Secondo tutte le tradizioni sciamaniche, ci sono tre mondi: il Mondo di Sopra, il Mondo di Mezzo e il Mondo di Sotto. Il Mondo di Sopra e quello di Sotto, che si trovano sopra e sotto di noi, sono completamente nella realtà non ordinaria e oltre il dolore e la sofferenza. All’opposto, il Mondo di Mezzo, quello in cui viviamo, ha sia degli aspetti ordinari o materiali, che degli aspetti non ordinari o spirituali. È anche il mondo in cui si incontrano il dolore e la sofferenza e questi esistono in entrambe le dimensioni, ordinaria e non ordinaria, del Mondo di Mezzo. Gli stregoni si specializzano nel fare il loro lavoro nel Mondo di Mezzo. I Shuar sono molto coinvolti con gli spiriti del Mondo di Mezzo. Ci sono spiriti del Mondo di Mezzo di tutti i tipi, esattamente come ci sono esseri umani e specie di tutti i tipi nella realtà ordinaria del Mondo di Mezzo. Gli spiriti del Mondo di Mezzo non hanno superato e trasceso le forme della coscienza proprie a questo mondo. Così gli sciamani Shuar hanno a loro disposizione degli spiriti che presentano una varietà di personalità e di comportamenti, e che non si sono elevati al di sopra della vita ordinaria e delle preoccupazioni quotidiane. Possono essere gli spiriti di qualsiasi essere vivente: animali, insetti e umani.

Lavorare con gli spiriti del Mondo di Mezzo è allo stesso tempo difficile e pericoloso, e questo è il mondo in cui sono coinvolti gli sciamani Shuar. Essi non lavorano nel Mondo di Sopra, diversamente da tanti altri popoli sciamanici. Inoltre, non scendono molto profondamente nel Mondo di Sotto – cioè, vanno solo nei laghi e nei fiumi. Una cultura che è troppo legata agli spiriti del Mondo di Mezzo è una cultura che avrà la stregoneria.

La magia nera (sorcery) è tipicamente un’azione ostile. Nella mia etnografia degli Jìvaro l’ho chiamata stregoneria (bewitching). Ci sono dei nomi nella cultura dei Shuar per definire chi la pratica e uno è wawek. Un wawek è uno sciamano che è diventato malvagio. Sono considerati sciamani malvagi perfino se sono membri della propria famiglia e se stanno indirizzando i loro sforzi per affrontare i nemici comuni, che essi hanno in gran numero.

Posso contrapporre ciò alla cultura dei Conibo. Anch’essi hanno lo sciamanismo, ma non hanno questo tipo di comportamento aggressivo. Le loro pratiche inoltre includono molti viaggi sciamanici nel Mondo di Sopra e di Sotto.

Prendo molto seriamente il fatto della realtà degli spiriti. In effetti, la loro realtà fornisce una spiegazione semplice, “parsimoniosa” nel linguaggio delle scienze, per dei fenomeni altrimenti inesplicabili. Sfortunatamente questa spiegazione fu rifiutata dalla scienza occidentale durante la cosiddetta Età dell’Illuminismo. Credo che alla fine lo sciamanismo porterà a riconsiderare la credenza che gli spiriti non esistono, una credenza che considero il tallone di Achille e l’anello mancante della scienza. Così io lavoro molto, e con molto successo, con gli spiriti.

Come definisci uno spirito?

Uno spirito può essere considerato un’essenza animata che ha intelligenza e gradi diversi di potere. Può essere visto più facilmente nell’oscurità completa e meno frequentemente in una luce forte, e in uno stato alterato di coscienza piuttosto che in uno stato ordinario. In effetti ci sono dei dubbi se si possa affatto vedere in uno stato ordinario di coscienza.

Hai preso l’ayahuasca sia con i Conibo che con gli Shuar. Sembrano dei contesti socio-culturali abbastanza differenti: tipi diversi di strutture mentali e forse ambienti fisici diversi. Furono anche le tue esperienze soggettive differenti?

Sì, lo sono state. Ho percepito la presenza degli spiriti del luogo e le attività che venivano svolte nell’area. Ciò che incontravo non era solo la conoscenza cosmica, ma anche la conoscenza di specifici spiriti del luogo, spiriti riconosciuti dalla gente locale, come pure questioni specifiche che riguardavano i malati. Così gli spiriti del luogo entrano direttamente  in quelle esperienze.

Potresti dire di più a proposito della “conoscenza cosmica”?

Le mie concezioni del cosmo non derivano esclusivamente dalle mie esperienze con l’ayahuasca, anche se furono queste a introdurmi a una nuova e più ampia visione della realtà. Le esperienze che ho fatto successivamente con gli stati alterati di coscienza e con gli stati sciamanici di coscienza, indipendenti dall’ayahuasca, hanno pure avuto effetti importanti.

Dopo aver fatto la mia prima esperienza con l’ayahuasca con i Conibo nel 1961, ho cominciato a studiare e analizzare la letteratura antropologica con grande entusiasmo e con grandi aspettative. Come R. Gordon Wasson e altri a quel tempo, ero convinto che tutte le religioni avessero avuto origine dalle esperienze indotte dalle piante allucinogene. Siamo passati tutti per questa fase.

Alcuni di noi sono ancora in questa fase.

Sì. Ma quando sperimenti dei metodi e delle vie di accesso diverse dalle piante psicotrope, allora scopri che si tratta di una cosa ben più grande delle piante: scopri che esiste tutta un’altra realtà e che ci sono differenti entrate per accedervi. Questa è la cosa veramente entusiasmante, perché non puoi più dare una spiegazione riduttiva dicendo che “è solo un effetto delle piante”. Questo è quello che mi entusiasma. Vedo degli schemi generali, degli schemi cosmologici, indipendentemente dal fatto che si utilizzi l’ayahuasca o uno stimolo sonoro come il tamburo. Così prendo molto seriamente l’idea che esista un’altra realtà. Prendo molto seriamente l’idea che la morte non è morte e che la vita non è vita. [Ride]. Ma sono concetti utili.

Diresti che il tuo modo di pensare circa il mondo si modificò e si sviluppò dopo le tue ricerche sul campo tra i Conibo e gli Jìvaro?

Sì. Nel 1972 pubblicai la mia etnografia, The Jìvaro, e poi il mio libro, Hallucinogens and Shamanism, basato su di un simposio organizzato da me e da Claudio Naranjo al convegno del 1965 dell’American Anthropological Association. I primi anni Sessanta furono un periodo critico per il nostro entusiasmo circa questo campo di indagine – chiedendoci dove stavamo andando e che cosa stavamo scoprendo. Per quanto riguarda l’evoluzione delle mie idee, all’inizio pensavo che si trattasse solo delle piante. In quegli anni mi interessai perfino a questa cosa di Haiti e pensai che ci fosse un’infusione di erbe usata per creare gli zombi.

Come antropologo ero interessato al ruolo di queste piante nella vita umana e nella conoscenza tradizionale. Nonostante avessi provato alcune delle nuove sostanze chimiche che stavano diventando disponibili a quel tempo, in genere non era quello che mi interessava. Ero, e ancora sono, un antropologo. Voglio capire come le cose sono giunte a essere quelle che sono e che cosa i popoli nativi conoscono realmente. Non ho mai considerato i popoli nativi come dei laboratori per i nostri esperimenti nelle teorie sociali e psicologiche. Io li considero dei maestri. Il problema è che la maggior parte degli occidentali non è pronta per i loro insegnamenti. Non ho nulla contro le misture di Shasha Shulgin e così via, semplicemente non mi interessano. Ho un interesse molto maggiore per le cose sperimentate e convalidate nel tempo e per le loro conseguenze storiche per l’umanità.

Alla fine, sono giunto a molti punti morti. Per esempio, ero sicuro che il pituri (Duboisia hopwoodii) usato dagli Aborigeni australiani, avrebbe mostrato di avere effetti simili alla Datura, ma non trovai elementi per dimostrarlo. Il caso degli sciamani Inuit sembrava un altro punto morto perché nulla dimostrava che utilizzassero le piante psicotrope, eppure avevano delle esperienze spirituali molto forti. Per molto tempo l’evidenza era di fronte ai miei occhi, ma non potevo vederla: il fatto che forse nel 90% delle culture sciamaniche si utilizzasse il suono monotono delle percussione per entrare in uno stato alterato di coscienza, piuttosto che le sostanze psichedeliche.

Infine, decisi di provare con il tamburo. Avevo l’idea preconcetta che esso non sarebbe stato in grado di fare nulla, ma ecco, dopo vari esperimenti, funzionò. Successivamente trascorsi del tempo con gli Indiani della Costa di Nord Ovest, i quali utilizzavano in modo molto efficace il tamburo per entrare nello stato sciamanico di coscienza. Ora ho una grande considerazione per il suono monotono delle percussioni – particolarmente alla frequenza di 4-7 hertz (cicli per secondo), corrispondente alla gamma di frequenza delle onde theta del EEG – per la sua capacità di produrre esperienze simili e permettere alle persone addestrate di raggiungere gli stessi stati alterati di coscienza. Naturalmente c’è sempre una differenza tra l’uso di una droga specifica e qualche altra tecnica. Ma quelle differenze non rappresentano dei cambiamenti nella cosmologia di base o dei cambiamenti nelle conclusioni fondamentali che uno raggiunge.

Così la mia pratica sciamanica si basa sulla stimolazione sonora fornita dal suono monotono del tamburo e di altri strumenti a percussione. Ciò ha reso facile per me insegnare lo sciamanismo nel corso degli anni, perché si tratta di un metodo legale, sicuro, efficace e antico. Insegna alle persone che c’è più di una porta per accedere alla realtà non ordinaria, come del resto hanno sempre saputo gli sciamani di varie parti del mondo. Naturalmente anche la meditazione silenziosa può portarci in luoghi simili. Non si deve utilizzare per forza il suono monotono del tamburo, però quest’ultimo rende tutto più facile.

Diresti che questo tipo di suono permette di accedere a realtà simili a quelle prodotte dalle piante e dalle droghe allucinogene?

Sì, ne sono convinto. Però questo sentiero è generalmente più sottile e richiede più tempo. D’altra parte, la possibilità di accedere a quella realtà è sempre aperta e ciò rende possibile il lavoro di guarigione sciamanica.

In un articolo che hai scritto sull’uso delle piante del genere Datura nella stregoneria europea, hai suggerito che i loro effetti sono abbastanza diversi da quelli prodotti, per esempio, dall’ayahuasca e dalle triptamine, o dal peyote e dalle fenetilamine.

È virtualmente impossibile funzionare prendendo delle forti dosi di questi alcaloidi del tropane. Tra gli Shuar avevo utilizzato le piante solanacee del tipo Brugmansia-Datura. Negli Stati Uniti, nei primi anni Sessanta, avevo perfino provato l’unguento che le “streghe” europee utilizzavano per “volare”. Le mie conclusioni, e le ipotesi che ho presentato in quell’articolo, erano che non era possibile praticare lo sciamanismo utilizzando queste droghe potentissime, che generalmente rendono la persona incosciente anche per 36 ore.

Secondo la mia opinione, lo sciamanismo europeo fu costretto ad abbandonare il tamburo perché il suo rumore esponeva le persone alla persecuzione della Chiesa. Un’eccezione fu quella del lontano Nord, l’Artico, dove i Sami, o Lapponi, continuarono ad usarlo fino all’arrivo dei missionari. Nelle aree più meridionali dell’Europa dove il tamburo fu abbandonato, si passò specialmente a delle misture contenenti delle solanacee della famiglia della Belladonna. Ma se prese in dosi sufficienti, queste ti rendono incapace di agire e non potresti fare alcun lavoro di guarigione o divinazione, in quanto avresti pochissimo controllo sulle tue esperienze nella realtà non ordinaria.

In questo senso, non sarebbe realmente utile per lo sciamanismo.

Per questo motivo, io credo, distinguevano il sabba dall’esba, come  ho indicato nel mio libro, Hallucinogens and Shamanism. Probabilmente il sabba era il viaggio delle “streghe” nella realtà non ordinaria sotto l’effetto delle piante allucinogene, mentre l’esba era la riunione formale di questi sciamani nella realtà ordinaria. È solo una teoria, ma spiegherebbe questa dicotomia peculiare della stregoneria europea, che era realmente una forma di sciamanismo. Questa dicotomia non era presente tra i Sami dell’Europa più settentrionale all’inizio del ventesimo secolo, perché essi stavano ancora usando il tamburo.

Stai dicendo che anche gli abitanti dell’Europa centrale utilizzavano il tamburo, ma furono costretti ad abbandonarlo?

Non ho dati certi per provare questa teoria, ma non posso pensare che non avessero il tamburo. Il tamburo era ancora usato nello sciamanismo fino all’inizio del ventesimo secolo nella parte più settentrionale della Scandinavia, l’area dove la persecuzione religiosa in Europa avvenne più tardi. Teresa di Avilar poteva usare il tamburo nel suo lavoro spirituale in Spagna, ma era una suora “al servizio di Cristo”.

Ci sono anche dei documenti di arte mediterranea che mostrano il tamburo.

Sì. Secondo me, non potevano usare il tamburo se non volevano essere scoperti dall’Inquisizione, perciò dovevano usare dei metodi silenziosi. Gli unguenti di erbe erano segreti e si potevano scoprire meno facilmente. Ho trovato la stessa cosa nei villaggi degli Inuit. Non suonano il tamburo entro il raggio di ascolto di altre persone, perché verrebbero identificati e denunciati alle autorità cristiane. Così l’uso del tamburo è realmente passibile di punizione in una situazione di persecuzione.

Hai trovato qualche testimonianza circa l’uso di piante alternative in Europa? Come piante contenenti la triptamina o funghi contenenti la psilocybe?

Ho fatto delle ricerche su questo argomento, naturalmente. Non sono a conoscenza di testimonianze certe, ma si presume che gli antichi guerrieri scandinavi utilizzassero l’Amanita muscaria per entrare in uno stato di violenta esaltazione. Ci sono delle testimonianze indirette, suggerite da R. Gordon Wasson, che sembrano avvalorare ciò.

Hai provato i funghi Amanita?

No, non ho fatto questa esperienza. Tra i Samoiedi – uno dei gruppi siberiani più occidentali, non molto lontani dai Sami della Scandinavia – talvolta sia gli sciamani che i non sciamani mangiavano o bruciavano i funghi dissecati dell’Amanita per modificare la coscienza e fare del lavoro spirituale. Non ho ancora pubblicato questo materiale, ma per quanto ne so, questa è la testimonianza più importante circa l’uso dei funghi psicotropi tra i gruppi nativi più occidentali dell’Eurasia. Secondo me, è probabile che nei tempi antichi questa conoscenza fosse nota un po’ più a sud e a ovest nella Scandinavia. Probabilmente i guerrieri scandinavi erano posseduti dal potere del fungo, come possono esserne possedute ancora oggi le persone siberiane non sciamane che desiderano ottenere una forza fisica e una resistenza straordinarie.

Alla fine ti sei “diplomato” come sciamano, per usare un termine occidentale? Ti hanno detto i tuoi maestri che eri pronto per iniziare una pratica sciamanica?

Non ti diplomi mai come sciamano. Può andare avanti all’infinito. I maestri non ti dicono quasi mai che sei pronto.

Proprio come la psicoanalisi.

I maestri ordinari non sanno mai se sei pronto. Ci sono due tipi di maestri. Uno è un maestro ordinario, credo quello a cui ti riferivi – qualcuno come me o come i maestri sciamani con i quali ho lavorato presso i popoli indigeni. Poi ci sono i maestri spirituali, i quali sono i veri maestri. I maestri spirituali possono dirti, ed effettivamente ti dicono, che cosa puoi fare, mentre invece i maestri umani ordinari sono semplicemente dei facilitatori. Le autorità fondamentali sono gli spiriti con cui lavori, ed essi ti dicono che cosa puoi e che cosa non puoi fare. Anche per questo motivo ritengo che generalmente sia un errore qualificarsi come uno sciamano, perché il potere può essere tolto in ogni momento. Chiunque affermi di essere uno sciamano comincia a focalizzarsi sul proprio ego. Egli o lei, comunque, non è quasi nulla, perché uno è uno sciamano solamente quando gli spiriti vogliono che quella persona lo sia.

Hai ricevuto delle visioni o intuizioni dagli spiriti delle piante, con cui hai lavorato, circa la cultura da cui provieni? La nostra è una cultura così dominatrice. Gli spiriti hanno qualcosa da dire in proposito?

La nostra cultura è considerata una cultura deformata e lontana dal contatto con queste verità. Credo che gli spiriti compassionevoli abbiano la missione di cercare di comunicarci la loro esistenza, così da poter continuare il loro lavoro per ridurre la sofferenza e il dolore nella nostra realtà. Ma non sono onnipotenti. Non possono farlo senza l’aiuto di intermediari e gli sciamani sono, in modo particolare, dei potenti intermediari. Così, proprio perché gli spiriti hanno bisogno di aiuto in questo, ti insegneranno delle cose sorprendenti per incoraggiarti ad aiutarli. Ma loro sono in una realtà e noi siamo in un’altra. L’unico modo in cui possono penetrare in questa realtà, tranne che in circostanze molto rare, è con l’aiuto dal nostro lato. Noi abbiamo il nostro potere; essi hanno il loro potere. Quando stringiamo un’alleanza con loro, allora possono avvenire le guarigioni miracolose e i miracoli della conoscenza.

Così la spinta principale che mi motivava a utilizzare le piante in Amazzonia continua nel mio lavoro presente basato sulla stimolazione sonora. Era il fatto che gli spiriti cercavano di rendermi più consapevole della loro esistenza e di coinvolgermi, così da poter insegnare e coinvolgere altri. Ma non mi hanno mai detto esplicitamente perché era così. Implicitamente, tuttavia, era per ridurre l’ignoranza spirituale e la sofferenza nella realtà ordinaria.

Puoi incontrare gli stessi spiriti, sia che tu acceda a quella realtà tramite le piante che attraverso il tambureggiamento?

Puoi incontrare alcuni degli stessi spiriti, ma non tutti, perché gli spiriti di piante specifiche possono rivelarsi e collegarsi con te in gradi diversi. Molto dipende da quanto gli spiriti ti ritengano pronto per ricevere certi insegnamenti e da che cosa considerino necessario per te in un momento particolare. Lavoro ancora con alcuni degli spiriti alleati che avevo in Amazzonia, ma ora ce ne sono altri. Alcuni sono meno importanti di quanto lo fossero in passato, altri sono più forti ora.

Oltre agli spiriti compassionevoli, ci sono anche spiriti malevoli?

Sì. Qui, nel Mondo di Mezzo, gli spiriti presentano l’intera gamma di personalità che incontriamo nella realtà ordinaria. Che cosa sia “malevole” è una domanda interessante. Altre specie possono considerare gli uomini come malevoli, come quando le uccidiamo o le rendiamo schiave. Ma noi non ci consideriamo cattivi e non vediamo la specie umana come malvagia. Perciò molti dei cosiddetti “spiriti maligni” spesso stanno semplicemente cercando di vivere la loro vita ed esistere a modo loro, proprio come facciamo noi. Più spesso, invece, non sanno nemmeno di essere morti. Stanno semplicemente facendo le stesse vecchie cose, ma le stanno facendo nella dimensione non ordinaria del Mondo di Mezzo. Ciò può includere semplici cose come spiriti di insetti che intrudono nelle persone.

A quali conclusioni sei giunto riguardo i diversi tipi di spiriti? Hai menzionato il Mondo di Mezzo, contrapponendolo al Mondo di Sopra e di Sotto. Ci sono spiriti degli animali, spiriti delle piante, spiriti degli antenati e altri esseri umani che sono deceduti. Ce ne sono altri che non sono né umani né animali? Ci sono spiriti extraterrestri?

Comincerò con gli antenati, perché sono molto importanti. Gli spiriti compassionevoli – di qualsiasi specie stiamo parlando - si trovano specialmente nel Mondo di Sopra e di Sotto, e questi spiriti provano compassione per gli esseri che soffrono in generale. Gli antenati invece tendono a focalizzarsi sulla compassione per i loro discendenti. Per questo motivo molti sciamani si rivolgono a questi spiriti per ottenere aiuto.

Non diresti che gli extraterrestri sono spiriti del Mondo di Sopra?

No. Dal nostro punto di vista, tutte le galassie dell’universo astronomico sono parte del Mondo di Mezzo. Gli extraterrestri, per quanti sforzi abbiamo fatto per cercarli, sembrano essere come una ricerca priva di reali motivazioni. Se ci sono degli extraterrestri, e presumo che ci siano, va benissimo. Sono semplicemente della gente che vive la propria vita da qualche parte su un’altra roccia. [Ride].

Il Mondo di Sopra si estende oltre il mondo materiale. Considera gli sciamani di Tuva nell’Asia centrale. Quando viaggiano oltre le stelle, essi vanno nei nove cieli e poi c’è il cielo bianco al di sopra. Il Mondo di Sopra si trova oltre la realtà ordinaria, oltre l’universo degli astronomi. E per ogni sciamano il centro dell’universo è esattamente là dove egli si trova nella realtà ordinaria. Tu sei il centro dell’universo.

Si possono incontrare altri tipi di spiriti che non sono né animali, né piante, né esseri umani? O spiriti di un luogo particolare?

Sì. Puoi incontrare gli spiriti degli elementi, per esempio. Sono molto potenti, ma non hanno compassione. Si possono trovare anche gli spiriti dei luoghi, ma generalmente è una costellazioni di spiriti di quel luogo, inclusi gli spiriti degli antenati locali.

Stai dicendo che i tre mondi si trovano dentro di noi? Che sono degli schemi interiori?

No, non sto dicendo questo. Lo sciamano è una persona pragmatica ed empirica. I mondi si trovano là dove lo sciamano li vede. L’idea che tutto questo succeda dentro di noi è, invece, una teoria.

Come confronteresti la cosmologia sciamanica con quella della Filosofia Perenne?

Ciò che gli sciamani hanno scoperto concorda con gran parte della Filosofia Perenne. Purtroppo ritengo che, tra alcuni studiosi e scrittori, ci sia la tendenza a considerare lo sciamanismo come primitivo. Ma ipotizzare che esista una gerarchia evolutiva secondo la quale le società basate sulle caste del subcontinente Indiano ospitano le forme più elevate ed evolute di spiritualità, è un’idea alquanto ingenua. Una volta che gli spiriti hanno messo le mani su di te, non importa più quale fosse la tua intenzione originaria – che tu volessi seguire il sentiero buddista, il cristianesimo o altro. Quando dai agli spiriti l’opportunità di trasmetterti degli insegnamenti, essi ti daranno quello di cui hai bisogno, non quello che avevi programmato secondo i valori della tua cultura.

Ritieni che gli spiriti siano sempre attorno a ciascuno di noi?

Sì, gli spiriti del Mondo di Mezzo lo sono, ma generalmente non quelli del Mondo di Sopra e di Sotto. E questo è parte del problema. Nel mondo ci sono molte malattie che hanno una causa spirituale, perché le persone non sono consapevoli di ciò che le circonda. Prendi la ”possessione” per esempio. Secondo la mia opinione, è giusto fare della psicoterapia e somministrare dei farmaci alle persone considerate psicotiche o schizofreniche. Va benissimo. Ma il trattamento di tipo occidentale generalmente ignora la possibilità che nella malattia siano coinvolte delle forze spirituali. Nel mondo contemporaneo abbiamo rifiutato il modello della malattia causata dalla possessione e l’abbiamo sostituito con qualcosa che è più accettabile alla scienza dell’Età dell’Illuminismo. Siamo impantanati nella scienza del diciottesimo secolo.

Hai visto dei casi di psicosi curati dagli sciamani?

Credo di sì. Tuttavia è molto difficile isolare i diversi fattori terapeutici nei singoli casi, e io non sono qualificato per valutare clinicamente che cosa costituisca un caso di comportamento psicotico. La nostra Fondazione per gli Studi Sciamanici è una specie di università dello sciamanismo. Noi addestriamo delle persone che sono già psicoterapeuti, medici e psichiatri, ed essi possono cercare di integrare nella loro pratica ciò che hanno imparato e fare degli esperimenti con dei casi di psicosi accertati clinicamente. Sicuramente ho visto delle persone che manifestavano dei comportamenti estremi, inclusi degli alcolisti e dei drogati, i quali cambiarono radicalmente dopo il lavoro di depossessione.

La chiesa Spiritista del Brasile, che ha almeno 13 milioni di membri, incorpora degli elementi africani, indigeni sudamericani e anche europei nel suo lavoro di depossessione. Alcuni anni fa, il presidente della chiesa Spiritista mi raccontò che il governo brasiliano acconsentì ad affidare loro un istituto mentale per un anno come un esperimento. Secondo quanto mi disse, alla fine dell’anno non c’erano più pazienti nell’istituto. Ora, questo resoconto è probabilmente esagerato. Però ci ricorda che uno dei nostri scopi è riportare il lavoro di depossessione nel modo di vita occidentale come una pratica valida, che può essere utilizzata congiuntamente ad altre pratiche terapeutiche. Perché funzioni, tuttavia, non puoi utilizzarla con persone che stanno prendendo psicofarmaci. Esse devono essere presenti consapevolmente perché questo lavoro abbia successo. Nel frattempo, una delle tragedie della nostra cultura è che le istituzioni mediche rifiutano la possibilità che, nei casi di malattia mentale, possano operare anche dei fattori spirituali.

Il lavoro è fatto realmente dagli spiriti?

Non soltanto. Lo sciamano deve lavorare con gli spiriti. Bisogna che entrambe le forze siano operanti. La depossessione è uno degli approcci terapeutici più entusiasmanti di cui sono a conoscenza. Noi lo insegniamo solo ai nostri studenti più avanzati, dopo che hanno fatto almeno tre anni di lavoro, e generalmente molti di più. Allora ricevono un addestramento nel lavoro di depossessione.

Una cosa interessante riguardo la malattia dovuta alla possessione è che essa è relativamente sconosciuta nelle culture native del Nuovo Mondo. Ce n’è un po’ sulla Costa di Nord Ovest e ci sono degli indizi tra gli Inuit. Sembra che sia una malattia associata molto di più con il Vecchio Mondo. C’è un mistero qui – perché sia un problema del Vecchio Mondo, poi importato nel Nuovo Mondo.

Forse ha a che fare con l’influenza della Chiesa, che ha negato l’esistenza degli spiriti riconosciuti nelle tradizioni europee. Se si nega l’esistenza degli spiriti, si è più vulnerabili alla possessione inconsapevole. Se invece si lavora direttamente con gli spiriti, è più facile proteggersi.

Generalmente uno diventa vittima di una possessione e si ammala quando c’è stata una perdita significativa dell’anima a causa di un trauma, come pure una perdita del proprio potere spirituale. Se non ci sono degli sciamani nelle vicinanze, si può fare ben poco, ma se ci sono, essi possono porre rimedio alla perdita dell’anima. Perciò, penso che tu abbia ragione. Quando le persone sono vuote spiritualmente, allora c’è posto per la possessione involontaria.

A livello personale, in che modo il lavoro con le piante e con il tambureggiamento sciamanico ha cambiato la tua visione della vita, della morte e della spiritualità?

Radicalmente. Non considero più la realtà ordinaria come l’unica realtà. C’è tutta un’altra realtà ed è quella più grande. Questa realtà è solo un’esperienza transitoria: sei qui per un certo numero di anni, ma l’altra realtà è infinita. Se si ritorni indietro o no, è un’altra questione. Personalmente non sono interessato a reincarnarmi perché, una volta che sei stato “là fuori”, è un’estasi e un’unione ineffabile. Penso che il mondo materiale è fondamentalmente soltanto una sosta momentanea. Ma dovremmo fare il massimo per aiutare qui perché, diversamente dal Mondo di Sopra e di Sotto, questa è la realtà della sofferenza e del dolore. Questa è una realtà darwiniana.

Di fatto, credo che la nostra definizione della vita sia una visione molto biocentrica. Noi siamo entità biologiche, così definiamo la vita nei nostri termini. Ma per me l’intero universo è vivo, e non deve essere solo in forma biologica. Per la loro stessa natura, le forme biologiche sono sottoposte al processo di selezione naturale ed evolvono. La selezione naturale implica la competizione e per sopravvivere la competizione richiede che si abbia paura. Naturalmente, sei anche ricompensato con il piacere dell’atto sessuale allo scopo di creare la generazione successiva. Stiamo parlando del DNA che vuole persistere. Così il Mondo di Mezzo in cui viviamo è un mondo dove si deve sperimentare la paura per sopravvivere.

Quando qualcuno fa un viaggio sciamanico grandioso, egli è spesso riluttante a ritornare da quell’esperienza estatica, molto lontana dalla paura e dal dolore del Mondo di Mezzo. Così noi abbiamo delle tecniche ben definite per assicurarci che uno ritorni. È risaputo che certi sciamani possono andarsene per sempre quando vogliono, ma il trucco è ritornare qui e fare il lavoro di guarigione. Non ci viene data la conoscenza estatica solo per rimanere ad aspettare la nostra morte. Ci viene data questa conoscenza, e il potere spirituale che l’accompagna, per poter aiutare a ridurre la sofferenza, il dolore e l’ignoranza spirituale qui nel Mondo di Mezzo.

La morte non è poi niente di che. Vorrei vivere il più a lungo possibile per vedere l’esito di questa vita e per rimanere con la mia amata sposa, Sandra. Ma certamente non temo la morte come la temevo nel passato.

Sono ancora molto un essere umano imperfetto e non ho mai avuto l’intenzione o la capacità di essere perfetto. Non è uno scopo dello sciamanismo di insegnare alle persone a condurre delle vite modello ed essere dei guru. Gli sciamani hanno il dovere di ridurre la sofferenza e il dolore attraverso il duro lavoro di guarire gli altri. Questo è il loro compito. Inoltre essi aiutano i morenti e i morti, perché gli sciamani guariscono anche le anime dei morti che sono rimaste bloccate nel Mondo di Mezzo, se esse vogliono aiuto.

Lo sciamanismo può gratificarci molto a livello emotivo, sia per quanto riguarda l’acquisizione della conoscenza sciamanica che la possibilità di aiutare gli altri. I miei studenti dicono spesso quale privilegio sia fare questo lavoro. E che cos’è questo lavoro? È quello di aiutare gli altri, ma i praticanti sciamanici finiscono per sentirsi meglio verso se stessi! Ciò che appare come un sacrificio al mondo esterno è in realtà il punto più elevato della vita della persona. Ha l’effetto di cambiare la tua prospettiva. E naturalmente uno impara a prendere meno seriamente le cose che dovrebbero essere prese meno seriamente.

Allo stesso tempo, lo sciamano è immerso nella vita quotidiana, ha una moglie o un marito e dei figli, è un cacciatore, un coltivatore, un banchiere, un esperto di informatica o altro. Una parte della routine quotidiana si svolge nella realtà ordinaria e va bene così. È molto meglio essere radicati in questa realtà, così si può avere una specie di piccola vacanza. Poi quando si è chiamati a fare del serio lavoro spirituale, ci si ricarica e si ritorna alla vita quotidiana in piene forze.

L’idea nello sciamanismo non è cercare di essere un modello esemplare per tutti in ogni momento, né di essere costantemente in uno stato mistico. Tutto ciò va bene, ma si tratta di una tradizione diversa. Così, spesso si possono incontrare degli sciamani che si divertono a scherzare e comportarsi in un modo un po’ pesante quando non stanno lavorando, allo stesso modo in cui potresti trovare dei medici e infermieri del pronto soccorso che mostrano un “inappropriato” senso dell’humor su certe cose. I non sciamani spesso non possono capire questi comportamenti. Ma poi quando si ritorna al lavoro, boom! Sei di nuovo in trincea.

Gli stati alterati di coscienza trasmettono implicitamente qualcosa riguardo all’etica? Insegnano alle persone a condurre una vita più etica?

Sperimentare uno stato alterato nel Mondo di Mezzo non lo farebbe necessariamente. Tuttavia, fuori dal Mondo di Mezzo, lo stato sciamanico di coscienza ti mette in contatto con gli insegnamenti degli spiriti compassionevoli. Essi si preoccupano di ridurre il dolore e la sofferenza e certamente rendono più difficile per te  agire in modo non etico. Non che tu non possa comportarti in maniera non etica, ma sarà molto più difficile farlo.

In modo simile, le persone che vengono a studiare con noi all’inizio potrebbero non avere alcun interesse per l’ecologia. Ma dopo pochi viaggi cominciano ad avere una visione diversa, e inaspettata, circa l’interconnessione di tutte le specie e circa il pianeta che è la loro casa. Una volta che cominci a renderti conto che noi non siamo superiori al resto del cosmo, ma che siamo semplicemente parte di esso, ciò crea un orientamento più compassionevole ed etico. Se sai che la realtà materiale non è l’unica esistente, puoi abbandonare il tuo interesse a ottenere tutto ciò che puoi in questa realtà prima di morire. Qualcuno ha scritto un libro intitolato “Morire ricchi”. Che concetto sorprendente, no? Penso che l’autore abbia fatto un sacco di soldi scrivendolo, ma non so se sia ancora vivo. [Ride]

Qualcun altro ha scritto un libro sul morire privi di tutto – dando via ogni cosa prima di morire.

Sì, è come dovrebbe essere.

Gli spiriti possono aiutarti a fare quello che fai, ma tu stai ancora scegliendo di farlo, no?

Penso che sia una via a doppio senso. Gli spiriti hanno un’influenza su di te, e tu non sei mai totalmente separato da essi. C’è una specie di effetto osmotico, così che le connessioni spirituali ti pervadono. Proprio ora, mentre sto parlando con te, sto vedendo molti spiriti. Non perché li stia chiamando, ma perché sto discutendo di un argomento che a loro sta molto a cuore.

Ma l’effetto vero è quando sei “in servizio” e non nella tua vita ordinaria. La tua vita ordinaria è spesso molto imperfetta. Credo che debba essere così perché, se tu fossi troppo soddisfatto della vita ordinaria, non proveresti alcuna attrazione per quest’altra realtà.

La maggior parte delle persone che realmente prendono seriamente questo sentiero hanno sofferto molto. Forse non nel modo drammatico e traumatico descritto nella letteratura sulla Siberia, ma hanno sofferto. Essi sperano che la vita sia più di questo.

Una volta che cominci a interagire con gli spiriti, essi ti guidano in modi che non sono più interamente una tua libera scelta. Potresti fare un viaggio per ottenere qualcosa, ed essi ti danno ciò di cui hai bisogno, non ciò che vuoi tu. Così c’è un feedback.

E per quanto riguarda quelli che prendono il sentiero della stregoneria? Stanno facendo quella scelta, no?

Le persone che seguono il sentiero della stregoneria spesso sono state possedute inconsapevolmente da spiriti sofferenti del Mondo di Mezzo, che hanno atteggiamenti ostili. In questa misura, il termine di “libera scelta” può essere discutibile. Gli spiriti compassionevoli resteranno con te fino a quando non segui il sentiero della stregoneria, ma se lo fai, ti abbandoneranno. Noi siamo come delle batterie ricaricabili e, a livello spirituale, siamo ricaricati costantemente fino a quando lavoriamo in alleanza con gli spiriti compassionevoli che vogliono ridurre il dolore e la sofferenza nel mondo. Quando, magari per rabbia, facciamo un grande errore e decidiamo di saldare i conti con qualcuno, allora gli spiriti di guarigione si separano. Non ti daranno il loro sostegno in simili azioni. Tu hai ancora del potere residuo – la batteria era stata caricata – e puoi recar danno ancora per un bel po’. Ma alla fine il tuo potere si esaurirà perché la fonte del potere non c’è più. E qualsiasi cosa tu invii all’esterno, ti ritorna moltiplicato. Allora sarà disastroso per te perché il tuo potere protettivo se ne è andato. Ci sono degli stregoni che possono continuare le loro attività per un certo tempo traendo potere da spiriti diversi dagli spiriti compassionevoli, ma è un grosso errore seguire questa via.

Uno dei vantaggi dell’educazione sciamanica è che impari che puoi arrabbiarti con qualcuno senza però danneggiarlo spiritualmente, in questo modo proteggendo anche te stesso. Tuttavia le persone che non sono addestrate sciamanicamente di solito non hanno la disciplina di sapere che dovrebbero controllare il loro potere spirituale quando si arrabbiano veramente.

Hai mai provato la combinazione della medicina delle piante e del tambureggiamento allo stesso tempo?

Con il peyote, naturalmente. Ma il peyote è così blando che si può fare facilmente. Comunque, con una forte dose di ayahuasca non vuoi nemmeno sentire l’abbaiare di un cane o il pianto di un bambino. È una cosa travolgente. Con l’ayahuasca vuoi sentire i canti, che sono molto belli, e questi ti connettono in modo molto forte ai tuoi alleati spirituali. Ma non includono il tambureggiamento.

Carlos Castaneda ha stimolato l’interesse nello sciamanismo e ha avuto un’influenza enorme sulla cultura psichedelica contemporanea. Che cosa pensi di Castaneda?

Egli ha svolto un ruolo importante. Ha mostrato al mondo occidentale che i popoli nativi potevano avere una prospettiva affascinante e profonda della realtà, anche se camminavano scalzi. Egli ha anche contribuito a fornire uno schema di riferimento e una direzione a quelle persone nel movimento psichedelico che avevano difficoltà a capire come interpretare e organizzare le proprie esperienze.

In effetti, Carlos stesso aveva avuto delle difficoltà a organizzare le sue prime esperienze. Così è come ci siamo incontrati per la prima volta. Dopo aver concluso le mie ricerche tra i Conibo, nel 1962 entrai a insegnare all’Università di Berkeley. Qui, una sera, feci una conferenza su “Droghe e realtà nell’Alta Amazzonia”. Carlos, che era uno studente universitario, lesse della mia conferenza e, nel 1963, venne a cercarmi al convegno annuale dell’American Anthropological Association. Disse che era curioso di sapere come io organizzavo concettualmente queste esperienze, perché lui non aveva ancora trovato uno schema di riferimento o un indirizzo teorico entro cui collocare le proprie. Così condivisi con lui come le percezioni della realtà proprie alle tribù dell’Alta Amazzonia fossero influenzate dall’ayahuasca e altre sostanze.

Quando poi Carlos cominciò a parlare, rimasi impressionato dai suoi racconti perché erano così belli. Infatti, lo incoraggiai a metterli per iscritto. Così, qualche settimana dopo, ritornò a Berkeley con il resoconto della sua prima esperienza con il peyote, che divenne in seguito un capitolo del suo libro. Era ottimo e lo incoraggiai a scrivere di più, e lui portò dell’altro materiale qualche settimana dopo. A quel tempo, penso che egli fosse abbastanza onesto circa quanto gli era successo e che i suoi resoconti riflettessero delle esperienze reali.

Incoraggiai Carlos a scrivere un libro, cosa che egli fece. Alla fine lo pubblicò con la casa editrice dell’Università della California (University of California Press), perché le case editrici più commerciali di New York non erano pronte e non sapevano che fare con un libro del genere. Infatti la prima recensione sul New York Times del libro di Carlos, The Teachings of Don Juan [A scuola dallo stregone] fu scritta da uno specialista sul Don Juan europeo, il Don Giovanni del Rinascimento! Egli scrisse una breve recensione, molto critica e incomprensibile. Il Times non aveva alcuna idea del significato del libro. Solo molti anni dopo, quando Carlos divenne popolare, il New York Times scelse dei recensori più adatti.

Uno dei contributi più importanti di Carlos fu quello di introdurre i termini “realtà ordinaria/realtà non ordinaria”, i quali sono tuttora estremamente utili. In precedenza, l’antropologo americano Robert Lowie aveva utilizzato i termini “ordinario/straordinario”, ma nulla funziona meglio dei termini “ordinario/non ordinario”. Sfortunatamente, in libri successivi, Carlos non mantenne più una distinzione adeguata tra i due termini. I suoi primi due libri [A scuola dallo stregone e Una realtà separata, N.d.T.] erano più vicini allo sciamanismo e a ciò che considero esperienze indotte dagli psichedelici. In seguito Carlos si concentrò più verso il proprio mondo interiore. I suoi libri successivi hanno a che fare ben poco con lo sciamanismo e molto invece con il mondo personale di Carlos, come la sua concezione dello sciamanismo Tolteco – nessuno sa chi fossero realmente i Toltechi. È semplicemente un concetto archeologico.

Oggi molti ritengono che la maggior parte di ciò che Castaneda ha scritto sia una finzione. Tu credi che Don Juan, il suo mentore sciamano, fosse una persona reale?

Credo che Don Juan fosse reale. Tuttavia, credo che alcuni aspetti di Don Juan descritti da Carlos fossero delle figure composite e altri aspetti, descritti in libri successivi, fossero stati “sognati” da Carlos. Molto tempo prima Carlos mi aveva invitato ad andare con lui a visitare Don Juan. Sfortunatamente non avevo il tempo per andare con lui in Messico e da allora mi sto prendendo a calci. Ma Don Juan e io eravamo in contatto attraverso Carlos. Carlos voleva che il suo libro fosse pubblicato. Quando ne fece menzione a Don Juan, egli disse che non sapeva realmente se fosse importante ma, se Carlos lo voleva, l’avrebbe aiutato. Così fece fare tre maschere di potere. Una era per l’agente letterario di Carlos, una era per Carlos e una per me. Posso assicurarti che queste maschere sono delle cose reali. Infatti sono maschere molto pericolose.

Sono effettivamente delle maschere fisiche? Perché sono pericolose?

Sì, sono degli oggetti materiali. Posso mostrarti la mia se vuoi, però ti chiedo di non toccarla, okay? Sono pericolose perché hanno un potere spirituale immenso, che però proviene dal Mondo di Mezzo.

Carlos non è mai uscito dal Mondo di Mezzo. Nei suoi libri, non troverai mai alcun riferimento al Mondo di Sotto o al Mondo di Sopra, né troverai alcun riferimento alla guarigione. Egli era nel mondo dello stregone. In modo non sorprendente, le persone che sono attratte ai seminari dei suoi allievi spesso non sono delle persone orientate verso la compassione e la guarigione, ma piuttosto solamente verso il potere.

Cercano di accumulare il potere?

Sì. Comunque, il potere da solo non è sciamanismo. Ma volevo bene a Carlos. Era un gran narratore e parlava nel modo in cui scriveva, ma con humor. Potevi rimanere ad ascoltarlo per ore. Ne saresti rimasto incantato. Tuttavia, Carlos non era realmente interessato allo sciamanismo di per sé.

Le sostanze psichedeliche sono state parte della tua vita in anni più recenti?

                 

No, non in anni recenti. Non è che non le ritenga più importanti. Lo sono state in un certo momento – come via di accesso verso un’altra realtà. Oggi, tuttavia, non voglio spingermi troppo profondamente in quella realtà, tranne quando sto lavorando. E generalmente mi piace uscirne dopo mezz’ora.

                 

Che cosa consigli ai tuoi studenti che vogliono prendere gli psichedelici?

                 

Va benissimo se vogliono farlo, è affar loro. Tuttavia non voglio che i miei studenti si facciano l’idea che devono farlo. Voglio che essi abbiano il quadro più ampio – che esiste un’altra realtà e che è accessibile con mezzi diversi.

Quale eredità vorresti lasciare alle generazioni future?

                 

Beh, se dovessi morire domani, penserei che sono riuscito a fare più di quanto avessi mai sperato. Mi sento molto fortunato. Non ho mai immaginato questo sentiero e non ho mai immaginato quanti studenti avrebbero voluto seguirlo. Sono soddisfatto di quanto è già stato realizzato, perché ora ci sono così tante persone ben addestrate e preparate a lavorare sciamanicamente con gli spiriti e a imparare da loro, che io non sono più essenziale. Il movimento ha la propria forza. Così ora sono molto rilassato. Qual è la mia eredità? Beh, i miei studenti in primo luogo, perché essi continueranno il mio lavoro e alcuni di loro andranno molto più lontano di me.

Copyright 1998, 2005, Michael Harner. L’intervista è stata anche pubblicata con il permesso dell’autore sulla rivista, Shaman’s Drum, n. 17, 2006.